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La Spagna è la migliore d’Europa a livello economico | L’analisi

Contro ogni pronostico la Spagna di Pedro Sanchez fa meglio delle vicine europee.

Dal pil all’inflazione alle prospettive sul rapporto deficit/pil sono diversi gli indicatori che disegnano buone prospettive all’orizzonte per il Paese.

Recentemente è stata Goldman Sachs a riaccendere i fari sui Bonos spagnoli, raccomandando di andar più corti sui Btp a 10 anni e lunghi proprio sui Bonos, in vista di una sovraperformance della Spagna.

Se si guarda all’andamento del comparto obbligazionario spagnolo, scrive MF-Milano Finanza, si nota che lo scorso anno lo spread dei Bonos rispetto ai titoli tedeschi si è comunque allargato da circa 70 punti base a 120-130 punti.

Un’espansione dovuta all’effetto della fine del quantitative easing della Banca Centrale Europea, insieme ai rischi derivanti dall’incremento dei prezzi energetici e della guerra in Ucraina.

“Nell’ultimo trimestre del 2022” spiega però Mauro Valle, head of fixed income di Generali Investments Partners, “in una fase positiva per i mercati, lo spread è tornato in area 100 punti. Livello intorno al quale si sta muovendo da inizio 2023”.

Valle nota inoltre come in confronto i Btp abbiano sottoperformato quelli spagnoli nei mesi tra luglio e settembre a causa dell’incertezza legata alle elezioni politiche italiane.

“Ma da fine dicembre”, prosegue Valle, “lo spread Italia-Spagna si sta muovendo attorno gli 80 punti base, stesso livello che si poteva osservare un anno fa”.

Attualmente la curva spagnola è piatta, con un rendimento di poco sopra al 3% per le scadenze dai due ai sette anni.

Comparandola con la curva tedesca, che è invertita dai tre anni in poi, Valle evidenzia che le scadenza a cinque anni offrono un buon profilo di rischio-rendimento, ma sempre 70 punti base in meno rispetto ai Btp.

Secondo l’esperto inoltre le prospettive economiche spagnole dei prossimi trimestri sono positive e non si aspetta difficoltà a livello di bilancio fiscale né impatti dalle prossime decisioni della Bce.

A sostenere l’ottimismo di queste stime sono i dati che descrivono l’economia spagnola nei primi tre mesi del 2023.

L’inflazione nel Paese si è improvvisamente dimezzata a marzo (al 3,3%) e anche se la stima preliminare di aprile la vede in rialzo al 4,1%, il dato rimane comunque ampiamente più basso rispetto all’ultima media Eurozona al 6,9% (il dato di aprile è atteso per martedì 2 maggio con una stima del consenso del 7%).

Sopra alla media della zona euro è invece il pil dell’economia di Sanchez, che nel primo trimestre dell’anno ha registrato una delle performance migliori (+0,5%) dei 27 insieme anche all’Italia (+0,5%) e soprattutto al Portogallo (+1,6%).

Per spiegare a cosa sia dovuta questa sovraperformance Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, parte dal price cap sul gas.

“La Spagna e più in generale tutta la penisola iberica”, spiega, “hanno beneficiato di una particolare forma di price cap autorizzato a metà 2022 dalla Commissione Europea di fatto solo per Spagna e Portogallo, viste le loro specificità”.

A ciò si aggiunge “il taglio dell’Iva dal 10% al 5% di alcune categorie di beni, deciso dal governo a fine 2022, con l’azzeramento per altri beni di prima necessità”.

Ad aiutare è anche il buon stato di salute del mercato del lavoro spagnolo che, dopo la riforma di febbraio 2022, ha portato a un marcato incremento dei contratti a tempo indeterminato.

Insieme queste due dinamiche, spiega Cesarano, “si stanno traducendo in un miglioramento dei conti pubblici in prospettiva”.

Il ministero del bilancio spagnolo ha preannunciato che raggiungerà il livello del 3% in termini di deficit/pil già nel 2024.

“Risultato”, conclude Cesarano, “che arriverebbe un anno prima rispetto a quanto previsto”.

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