Dopo l’intervento di Zelensky al Parlamento francese, anche Renault ha deciso di sospendere le attività industriali in Russia, e ha tagliato le prospettive finanziarie relative al 2022. Il mese scorso aveva interrotto la produzione in Russia per difficoltà nelle catene logistiche dovute all’invasione russa in Ucraina, ma le aveva riprese il 21 marzo riorganizzando la catena di approvvigionamento per reperire le componenti mancanti. «Renault, Auchan, Leroy Merlin e le altre aziende devono smettere di sponsorizzare la macchina da guerra della Russia», ha inveito Zelensky in un discorso video al Parlamento francese.
«Le vite umane sono più importanti del profitto». Renault, controllata al 15% dallo Stato francese, possiede la più grande casa automobilistica della Russia. La Francia ha una presenza smisurata in Russia, dove le aziende francesi sono diventate alcuni dei maggiori datori di lavoro stranieri, fornendo oltre 150.000 posti di lavoro. Rivenditori come Auchan e Leroy Merlin, entrambi di proprietà della famiglia Mulliez, hanno costruito una rete di grandi magazzini tentacolari in tutto il paese che stanno continuando a operare.
Dopo i commenti del premier ucraino, Renault ha dichiarato che avrebbe valutato le opzioni per la gestione della propria quota nella società di produzione automobilistica russa Avtovaz, oltre a fornire supporto a tutti i 45.000 dipendenti che lavorano in Russia. Una fonte vicina a Renault ha dichiarato che l’azienda prevede di registrare un onere di svalutazione legato al valore degli asset russi, pari a 2,2 miliardi di euro al 31 dicembre, nella prima metà dell’anno. Secondo le nuove stime per il 2022, Renault punta ora a un margine operativo del 3% per il 2022, e non più del 4%, mentre il cash flow operativo, che era stato stimato oltre il miliardo di euro, è atteso in territorio positivo.
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