Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

La battaglia delle operaie di Saga Coffee nell’ex valle del Caffè

L’ultimo caso di delocalizzazione fa scoppiare la protesta dell’Appennino bolognese in quella che una volta era la Coffee Valley e che ora lotta per non perdere l’ennesima fabbrica. Da una settimana i 222 dipendenti della Saga Coffee, per l’80% donne, si danno il cambio giorno e notte davanti a un cancello in località Casona, comune di Gaggio Montano (Bologna).

Fim Cisl e Fiom Cgil hanno piantato bandiere lungo tutto il perimetro del piazzale, su cui è presente un camper e un tendone. Sono stati portati qui alla spicciolata, dopo che venerdì (ma il presidio era partito 24 ore prima) la proprietà Evoca ha annunciato ai sindacati l’intenzione di chiudere lo stabilimento bolognese entro il 2022.

Dalla primavera le produzioni di questo sito saranno spostate in Romania, ma anche in Spagna e a Valbrembo, provincia di Bergamo, dove ha sede il gruppo (controllato dal fondo Lone Star). Da lì è scattata la mobilitazione, che dall’Appennino è scesa a valle, a Bologna. Le istituzioni locali hanno preso posizione subito: il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha definito “vergognoso e inaccettabile” il comportamento di Evoca e la Regione ha convocato a un tavolo la dirigenza.

La posizione però non è cambiata: Evoca si impegna a lavorare su una reindustrializzazione, cioè a trovare un acquirente, ma lascerà Gaggio perchè lo ritiene necessario per “raggiungere gli indispensabili livelli di competitività richiesti dal segmento delle piccole macchine da caffè per l’ufficio”. Quel giorno c’erano anche le dipendenti sul piazzale: sono state accolte dalle note di Bella Ciao, hanno incontrato Bonaccini, hanno contestato l’ad Andrea Zocchi dopo il tavolo e sono tornate in montagna.

Ora, è Bologna ad andare da loro, in una processione che va a rinforzare la solidarietà portata nei giorni scorsi dai vicini dell’Appennino che tremano per il rischio di perdere uno degli ultimi asset industriali del territorio. A partire dal sindaco, Matteo Lepore, che invita a condurre una “battaglia nazionale”, battaglia che definisce “sacrosanta per questa comunità e per tante altre comunità italiane in giro per il nostro Paese che soffrono del medesimo problema”. E cioè, le delocalizzazioni, su cui istituzioni territoriali e regionali tornano a chiedere a gran voce una norma, come già nei mesi scorsi per Gkn, per molti aspetti simile a questa vertenza.

Ma il “medesimo problema” può essere considerato anche quello delle aree interne, quelle più lontane dai grandi centri. A Gaggio bruciano ancora le ferite della vertenza Saeco, quando lo stabilimento ‘gemello’ della Saga Coffee (ex Saeco Vending, produttrice di macchine professionali da ufficio, di proprietà di Evoca dal 2017), subì un taglio di 243 dipendenti: all’epoca le operaie presidiarono l’ingresso per 73 giorni, fino a un accordo drammatico.

Per questa zona fu un punto di non ritorno: il perimetro Saeco, una specie di ‘Fiat del caffè’ fondata nel 1981 da Arthur Schmed, Sergio Zappella e Giovanni Zaccanti, che negli anni era arrivata a dare lavoro a migliaia di persone tra dipendenti e indotto, dà oggi lavoro a poche centinaia di lavoratori divisi tra due aziende diverse, di cui una rischia di sparire, mentre la montagna bolognese affronta una crisi dietro l’altra con poche eccezioni. Una storia simile a molte altre in Italia, con il tema annoso della difficoltà, per le aree interne, a mantenersi attrattive. Da vedere se basteranno a investire la tendenza i 300 milioni previsti dal Pnrr per il miglioramento delle strade. Di sicuro, un’eventuale perdita di 220 posti di lavoro non renderà più complesso l’aumento dell’occupazione femminile del 3,5% al 2023.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.