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Jean Philippe Imparato (CEO Alfa Romeo): «Una produzione «su misura» per rilanciare l’Alfa Romeo»

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Alfa Romeo si ripensa. Il marchio della casa di Arese – che nell’impianto di Cassino dove vengono prodotte le vetture viaggia attualmente attorno al 10- 15% delle proprie potenzialità – cambia strategia.

Un rilancio mai avvenuto fino in fondo, proposito in cui non è riuscito nemmeno Sergio Marchionne, che pure voleva renderlo il brand premio della galassia Fiat (ora Stellantis). 

Ora prova a rivitalizzarsi tagliando i costi con un nuovo top manager Jean Philippe Imparato chiamato per questo tentativo.

Ha ideato un modello di business basato su una produzione «su misura» in base alla richiesta dei clienti. Una formula giapponese da just in time appena spiegata alle associazioni di concessionari. Un approccio «built to order»: «Produrremo le auto solo se abbiamo il cliente finale. A inizio 2021 eravamo al 38%, passeremo all’80% nel 2023. Questo consentirà una migliore gestione dei costi a noi e ai concessionari per evitare sprechi. Non dobbiamo produrre auto che non hanno clienti perché gli stock sono un cancro, nessuna macchina deve restare più di 90 giorni nei parcheggi». 

Un cambio di paradigma che arriva mentre Stellantis sta vivendo diverse difficoltà anche in Italia per la carenza di microprocessori, i cervelli delle auto, generalmente prodotti a Taiwan. L’azienda è stata costretta a pesanti fermate produttive in tutti gli stabilimenti e il conto è salato sia per i lavoratori, che vedono decurtarsi la busta paga, sia per lo Stato che è costretto a subentrare con gli ammortizzatori. È difficile distinguere dove comincia l’effetto dello shortage dei microchip, fondamentali per le centraline delle auto, e dove comincia la riduzione dei costi (e le dovute sinergie) che il ceo di Stellantis Carlos Tavares sta mettendo a punto.

Neanche i confederali sono unanimi nella lettura delle responsabilità. «Nell’ultimo trimestre su circa 50 giorni potenziali di lavoro solo il Polo Torinese e Maserati Modena non hanno subito fermate – dice Ferdinando Uliano, responsabile auto di Fim Cisl – . Per gli altri stabilimenti si riducono i turni e le giornate lavorative utilizzando la cassa integrazione: Cassino – 38%, Pomigliano – 70%, Melfi – 54%. Anche Sevel si ritrova con una riduzione delle giornate lavorative del 28%. La preoccupazione maggiore è determinata dal fatto che il blocco si è concentrato pesantemente nel mese di settembre».

Con una riduzione della produzione rispetto al 2019 del 16,3%. Emblematica la situazione di Melfi che lavorerà sette giorni al mese. Michele De Palma, responsabile auto Fiom Cgil, invita il governo a ragionare in fretta su quello che sta accadendo. Lunedì è previsto un incontro al ministero dello Sviluppo. Si ragionerà sulla filiera del motore, a rischio estinzione, che impatta sugli impianti di Cento e Pratola Serra. La garanzia di tenuta dell’occupazione è prevista fino al 2023. È una delle clausole del prestito da 6,3 miliardi erogato a Fca Italy con l’80% di garanzia dello Stato.

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