“Nel 2018 abbiamo deciso che Agrate Brianza sarebbe stato un grande stabilimento, quello che chiamiamo ‘mega fab’, perché all’epoca vedevamo già chiari i segnali di domanda in grande crescita. Adesso vogliamo andare alla velocità massima consentita dai processi manifatturieri”.
Così in una intervista a La Repubblica Jean-Marc Chery, amministratore delegato della italo-francese StMicroelectronics, il più grande produttore Ue di microchip.
“Quest’anno – spiega – attrezziamo lo stabilimento con le macchine per la produzione, le prime sono già arrivate, e facciamo i test sui prodotti con i clienti. Nella seconda metà del 2022 la prima linea di industrializzazione sarà pronta. Poi, nel 2023, l’obiettivo è crescere come capacità produttiva di 500 wafer ogni trimestre, per arrivare a metà della capacità complessiva, ossia 4.000 wafer a settimana, per il 2024.
A quel punto avremo investito ad Agrate oltre due miliardi di dollari. Al più tardi nel 2026 dovremmo produrre a piena capacità, ossia 8 mila wafer a settimana. Cercheremo di anticipare il traguardo a fine 2025, ma dipende anche dal mercato. In ogni caso Agrate ci darà a quel punto l’11-12% della nostra produzione globale come unità, ma il suo peso come valore sarà più alto”.
“La nostra strategia è chiara: vogliamo essere leader nell’automotive e nei settori industriali, offrendo una differenziazione tecnologica. Significa che ci concentriamo tra l’altro sui sensori, sui microcontrollori, su tutta l’elettronica ‘embedded’, e sviluppiamo chip complessi. Non ci interessa tornare ad essere verticalmente integrati”, conclude Chery, per il quale “St deve continuare ad essere uno dei gruppi leader a livello globale. Saremo parte dell’alleanza europea, ma resteremo aperti a tutti i mercati a cui ci rivolgiamo”.








