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Ivana Veronese (segretaria confederale UIL): «Non siamo fuori dal tunnel, serve prolungare la cassa integrazione Covid»

Spiace proprio dirlo, ma non siamo fuori dal tunnel.

Contagiati e isolati, ricoverati e vaccinati, mascherine e tamponi. Questo sul versante della pandemia.

Disdette di prenotazioni, limiti negli spostamenti, difficoltà negli approvvigionamenti dei materiali, calo dei fatturati, interi comparti produttivi che stentano a ripartire. Questo sul versante economico, produttivo e occupazionale.

Ce n’è abbastanza per non abbassare la guardia. Giustamente, il Governo pensa a ristori, sostegni, affiancamento di aziende in difficoltà e imprenditori che rischiano di chiudere. Sperando che questa volta non si tratti di “interventi a pioggia”.

Ma la vera emergenza sono i dipendenti sospesi dal lavoro a causa degli effetti, diretti o indiretti, del Covid. Ce ne sono nel turismo e nei servizi in qualche modo connessi, nel comparto artigiano e nell’industria manifatturiera, nel commercio e nel terziario. La cassa integrazione è scaduta con la fine dell’anno ed è assolutamente necessario un ulteriore periodo di almeno 13 settimane, senza condizionalità e senza limiti e differenziazioni fra i diversi comparti: tanto saranno le imprese in crisi a fruirne, certo non quelle di comparti dove l’economia ha cominciato a tirare.

Senza un prolungamento della cassa integrazione sono migliaia le lavoratrici ed i lavoratori che rischiano il licenziamento, senza nemmeno che la vicenda finisca sui giornali perché un licenziato qui e tre là non fanno notizia.

E senza un ulteriore periodo di cassa integrazione Covid nemmeno la riforma degli ammortizzatori sociali – appena varata – potrà decollare: va impostata e realizzata con gradualità ed equilibrio, laddove addossare agli strumenti ordinari un intervento straordinario, come per il Covid, fa correre il rischio di avviarla al fallimento o a ritardi, insuperabili nel tempo.

Non si ferma il vento con le mani. Ad un evento straordinario si deve continuare a rispondere con interventi straordinari. Ce lo potremmo anche permettere, magari valutando per bene come, quante e in che direzione sono state impiegate le risorse europee del programma Sure. Per cui, subito altri tre mesi di cassa integrazione!

Ma occorre agire in fretta: non è tollerabile che una decisione, quale che sia, venga rimandata di settimana in settimana, in uno stillicidio di mezze anticipazioni, indiscrezioni o ricostruzioni di dinamiche dentro il governo che, obiettivamente, a dipendenti e imprese in difficoltà non possono interessare.

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