L’indice Pmi composito dell’Eurozona preliminare di ottobre, elaborato da Ihs Markit, si è attestato a 49,4 punti, in calo rispetto ai 50,4 di settembre e marginalmente sopra le stime del consenso a 49,3 punti.
L’indice preliminare relativo al settore dei servizi si è invece attestato a 46,2 punti, in discesa rispetto ai 48 del mese precedente (47 punti il consenso). Quello manifatturiero è salito a 54,4 punti dai 53,7 precedenti (53 punti il consenso).
Ad ottobre, “a causa dell’ennesimo crollo dell’attività economica per via della seconda ondata di infezioni da Covid, l’Eurozona rischia sempre di più una doppia recessione”, commenta Chris Williamson, Chief Business Economist di Ihs Markit.
L’indagine, spiega l’economista, “ha rilevato un’economia divisa in due: il manifatturiero si sta godendo la crescita più veloce da inizio 2018 grazie al forte aumento dei nuovi ordini per via dell’incremento della domanda globale”, mentre “l’intensificarsi delle restrizioni da Covid-19 ha avuto pero’ un impatto negativo sempre più forte sul settore dei servizi, dovuto soprattutto al massiccio indebolimento della domanda nell’industria ricettiva”.
In particolare, aggiunge Williamson, “la divergenza è ancora più estrema a livello nazionale”, con la Germania “favorita dalla piena espansione del settore manifatturiero” e “il resto della regione e’ caduta in una sempre più profonda contrazione”.
Entrando nel dettaglio dei singoli Stati, il Pmi manifatturiero preliminare della Germania e’ salito a 58 punti rispetto ai 56,4 di settembre (55,7 punti il consenso). L’indice preliminare relativo ai servizi tedeschi e’ invece risultato pari a 48,9 punti, in flessione rispetto ai 50,6 di settembre (49 punti il consenso).
L’economia tedesca “sta mostrando un certo grado di resistenza di fronte alla seconda ondata di casi di coronavirus, come suggeriscono i dati Pmi di ottobre”, commenta Phil Smith, associate director di Ihs Markit, sottolineando come “il calo dell’attività nel settore dei servizi è stato finora piuttosto limitato, mentre allo stesso tempo la performance economica del paese è sostenuta da ottimi risultati dal manifatturiero”. Per Smith, quella della Germania “sembra sempre più un’economia a due velocità”, con le aziende manifatturiere “in grado di continuare a operare con meno interruzioni rispetto a molte delle loro controparti nei servizi, raccogliendo allo stesso tempo i vantaggi di una ripresa del commercio globale di beni”.
L’esperto sottolinea come “man mano che più produttori tornano o si avvicinano ai livelli di attività pre-Covid, tuttavia, sostenere la crescita diventerà più difficile”. Infatti, concludono da Ihs Markit, “le aspettative dei produttori sono diminuite leggermente in ottobre per la prima volta in sette mesi, anche se le preoccupazioni riguardano principalmente le società di servizi”.
Il Pmi manifatturiero della Francia è risultato pari a 51 punti, in lieve calo rispetto ai 51,2 del mese precedente (51 punti il consenso). Infine, l’indice Pmi servizi francese si è attestato a 46,5 punti, in calo rispetto ai 47,5 punti di settembre (46 punti il consenso).
Gli ultimi dati Pmi di ottobre “forniscono nuove notizie più deludenti sulle imprese francesi”, commenta Eliot Kerr, economista di Ihs Markit, secondo cui i risultati “suggeriscono che il recente aumento dei casi di Covid-19 e il successivo inasprimento delle restrizioni ha avuto un notevole impatto negativo sulle condizioni aziendali”. In particolare, “i fornitori di servizi che hanno registrato un’altra marcata riduzione” e “sebbene le industrie siano riuscite a registrare un aumento della produzione, lo slancio della crescita ha vacillato”.
Le aziende del settore privato “devono ora sperare che l’ultima serie di restrizioni sia efficace nel mitigare la diffusione del virus”, prosegue Kerr, sottolineando come al momento, “i clienti delle aziende non sono disposti a impegnarsi in progetti su larga scala mentre la traiettoria dei tassi di infezione è in aumento”. Tuttavia, “con l’avvicinarsi dell’inverno europeo, la prospettiva di un forte calo di nuovi casi positivi e di una piena riapertura dell’economia sembra improbabile”, conclude l’economista.








