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In Nigeria arriva una pace d’affari con Eni e Shell | Lo scenario

La pace è ufficiale. La Nigeria ha dato seguito alla lettera inviata il 16 novembre scorso a Eni e Shell, ritirando la richiesta di risarcimento per oltre un miliardo di dollari per la vicenda dell’Opl 245.

Il permesso petrolifero acquistato dalle due compagnie nel 2011 per 1,3 miliardi di dollari era finito al centro di una complessa battaglia giudiziaria conclusasi il 17 marzo 2021 con la piena assoluzione di Eni (compresi l’ad di allora, Paolo Scaroni, e l’attuale, Claudio Descalzi) e del partner Shell nel procedimento penale per presunta corruzione internazionale.

La rinuncia “senza condizioni” e “con effetto immediato”, scrive MF-Milano Finanza, è stata depositata dal ministero della Giustizia nigeriano, che si impegna anche “irrevocabilmente” a non mettere in atto “qualsiasi ulteriore azione legale in Italia contro Eni, le sue affiliate e i funzionari attuali e passati in merito ai diritti sul giacimento”.

A confermare che sulla vicenda è stata messa la parola fine è la mossa che ne è seguita da parte di Eni, ovvero la sospensione dell’arbitrato intentato nel 2019 all’Icsid (il centro internazionale della Banca Mondiale per la risoluzione delle dispute d’affari) per rientrare degli investimenti già effettuati nell’Opl 245.

Il 6 novembre scorso era stata messa in calendario una successiva udienza, ma la mossa della Nigeria ha cambiato le carte in tavola e ha spinto Eni a mettere in pausa il procedimento vista la disponibilità del Paese africano ad avviare le discussioni per la concessione di una licenza di sviluppo del giacimento in questione.

Secondo Eni, che non ha mai svalutato il valore degli asset mantenendolo a 1,23 miliardi di euro, il blocco offshore a circa 150 chilometri al largo del delta del fiume Niger contiene riserve recuperabili per 560 milioni di barili.

Finora però, nonostante investimenti per 2,5 miliardi di euro assieme a Shell per aggiudicarsi la licenza esplorativa e per effettuare le ricerche, il Cane a sei zampe non ha visto nemmeno una goccia di petrolio perché dalla fase esplorativa non si è mai passati a quella di produzione.

Il governo nigeriano infatti ha lasciato scadere la licenza nel maggio 2021 senza concederne la conversione in permesso produttivo.

Adesso però una conclusione della vicenda che accontenti tutte le parti coinvolte sembra a portata di mano.

Nel frattempo Eni ha messo mano ad alcune delle attività nigeriane.

Lo scorso settembre infatti ha raggiunto un accordo per la cessione della controllata Naoc (Nigerian Agip Oil Company), attiva in Nigeria nell’esplorazione e produzione di idrocarburi onshore e nella generazione di energia elettrica, ad Oando, la principale società petrolifera privata del Paese africano.

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