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Imprese e lavoratori pronti a rinunciare alle ferie. Ma i clienti non ci sono più

Finito il lockdown inizia il tempo della ripresa.

E mentre si fanno i conti delle perdite di fatturato registrate nei mesi di chiusura forzata, le imprese si dicono pronte a rivedere i piani ferie pur di rimettere tutto in moto. Il problema sono gli ordini, in un mercato la cui ripartenza e’ tutta da valutare.

“Le Pmi lavorano quando ci sono gli ordini: se dovessero arrivare ad agosto lavoreremo”, dice il presidente di Confapi, Maurizio Casasco, secondo cui, dopo tre mesi di lockdown, tanto gli imprenditori quanto i lavoratori sarebbero disponibili a lavorare anche nei periodi tradizionalmente dedicati alle ferie estive.

“I lavoratori delle piccole e medie industrie italiane”, sottolinea l’imprenditore, “capiscono per primi la drammaticità della situazione. Sono sicuro che se ce ne fosse l’opportunita’, si troverebbero gli accordi con i sindacati, perché imprenditori e lavoratori sono accomunati dal medesimo obiettivo: il mantenimento dell’attività e del posto di lavoro. Il vero problema – prosegue – è però che purtroppo gli ordini non ci sono”.

Per Mauro Bussoni, direttore generale di Confesercenti, “il prossimo mese sara’ determinante per capire cosa succederà. In questa fase di crisi – osserva – molti imprenditori si sono orientati a far svolgere le ferie nel periodo di chiusura per lockdown: ci sono 5 milioni di lavoratori in Cassa integrazione, circa 2 milioni di imprese che hanno chiuso nei mesi di marzo, aprile e maggio. Se mettiamo tutto questo insieme arriviamo a un numero importante di persone che avrà meno disponibilità economica”.

Se le città sono popolate, sottolinea ancora Bussoni, “gli imprenditori potrebbero fare una scelta diversa rispetto alle tradizionali ferie di agosto. Abbiamo davanti uno scenario con un esito sostanzialmente diverso”.

Secondo Enrico Postacchini, membro di giunta Confcommercio con delega alle politiche del commercio, “il periodo economico difficile comincia adesso e durerà qualche anno, per cui ci si attrezza come si può aspettando ulteriori misure di sostegno perché altrimenti rischiamo di perdere una platea molto ampia di imprese piccole e medie”.

Inoltre, “se ci sarà una ripresa, soprattutto dei beni durevoli, non sarà prima di ottobre-novembre. Diciamo che l’estate da scollinare è lunga”, conclude.

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