Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Imprese: dopo pandemia solo il 6% tornerà senza smart working

Le difficoltà che le aziende vivono sulla propria pelle e le preoccupazioni per la crisi economica non spengono la voglia di guardare avanti delle imprese italiane, in particolare per quanto riguarda l’innovazione in ambito HR. Innovazione che, anzi, viene riconosciuta come sempre più necessaria: il 67% delle imprese mette la digitalizzazione in cima alla lista delle priorità e il 60% indica nello smart working l’iniziativa più urgente su cui investire per quanto riguarda la gestione delle risorse umane. Dopo averlo sperimentato in modo forzato durante l’emergenza, infatti, solo il 6% delle imprese dichiara di voler tornare alle condizioni preesistenti senza smart working.

Sono questi i risultati della terza edizione della survey “Future of
Work 2020″ rivolta alle direzioni del personale delle grandi aziende
italiane, presentata il 25 novembre nel corso di HR Business Summit e
realizzata da Osservatorio Imprese Lavoro Inaz e Business International.
“In tutti i cambiamenti che hanno travolto le imprese quest’anno, si è
confermata la centralità del fattore umano”, fa notare Linda Gilli,
presidente e AD di Inaz. “La ricerca fotografa indubbiamente una
situazione in divenire, in cui emergono tendenze a volte contraddittorie,
ma una cosa è molto chiara: le esperienze fatte nel 2020 lasceranno una
traccia profonda, su tutte il Lavoro a distanza. Per trasformare
quest’ultimo in vero smart working occorre da un lato proseguire sulla
strada della digitalizzazione, ma dall’altro non bisogna mai perdere di
vista il ruolo dell’azienda come luogo di socialità e aggregazione”.

Innovare i modelli di organizzazione del Lavoro è indicato dal 69%
delle aziende come l’obiettivo prioritario in ambito HR di qui a tre anni,
con un aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2019. Fra le competenze
su cui la funzione HR sente di dover migliorare, spiccano formazione e
sviluppo di nuove competenze (55% delle risposte, +10% rispetto allo
scorso anno).

Una serie di domande introdotta in quest’ultima edizione della ricerca
mira invece a indagare come gli effetti della pandemia stiano modificando
le prospettive future dell’organizzazione del Lavoro. Emerge quindi che,
per quanto riguarda il Lavoro a distanza, il 78% delle aziende dichiara
che l’esperienza è stata positiva durante l’emergenza, ma necessita di
una progettualità; il 56% dei Direttori HR evidenzia l’aumento di
motivazione e senso di responsabilità dei collaboratori.

Per quanto riguarda le prospettive concrete per il futuro sempre
nell’ambito dello smart working, poco meno di due aziende su tre
modificheranno il modus operandi precedente, o implementando in modo
sistematico lo smart working (43%) o incrementando le pratiche di smart
working già in atto (18%). Tra le rimanenti solo il 6% tornerà alle
condizioni preesistenti senza smart working, il 3% confermerà le policy
di smart working già consolidate e il 31% dichiara di trovarsi ancora
dentro il processo decisionale su possibili cambiamenti.

Nel dettaglio, per quanto riguarda il mix tra Lavoro in sede e Lavoro a
distanza su base settimanale, per il 35% delle aziende interpellate il
Lavoro delocalizzato sarà, in proporzioni diverse, comunque prevalente
rispetto al Lavoro in sede. Il 39% delle aziende prevede invece più
prudentemente due giorni su cinque di smart working. Un altro 13% infine
si sta orientando per un solo giorno di erogazione della prestazione
lavorativa in luogo diverso dalla sede dell’azienda.

Quanto alle criticità dello smart working, l’aspetto su cui si sono
maggiormente concentrate le risposte (1 su 5) è quello della leadership,
seguita dal rischio di una diminuzione non tanto delle performance, quanto
del senso di appartenenza dei collaboratori (18% delle risposte).
“Ogni rivoluzione, e questo cambiamento globale che abbiamo di fronte lo
è, presenta insidie ma anche opportunità”, conclude Linda Gilli. “Le
direzioni HR sono chiamate oggi a ridefinire strumenti e modelli in modo
che persone e imprese possano trarre vantaggi dal difficile periodo che
stiamo vivendo”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.