È il Rubesco Riserva Vigna Monticchio 2016 di Lungarotti a guidare la classifica 2021 dei 100 migliori rossi italiani stilata dal mensile Gentleman. Il vino di punta della cantina umbra è stato certificato come il migliore vino rosso italiano, ex aequo con il Bolgheri Sassicaia 2017 di Tenuta San Guido, grazie all’incrocio e la somma dei punteggi delle sei guide italiane: Vini d’Italia (Gambero Rosso), I vini di Veronelli, Bibenda (Fondazione italiana sommelier), Vitae (Associazione italiana sommelier), Annuario dei migliori vini italiani (Luca Maroni) e la Guida essenziale ai vini d’Italia (Daniele Cernilli).
Chiara Lungarotti, ad dell’azienda di famiglia, commenta a margine con orgoglio il risultato ottenuto da Lungarotti. «Siamo felici di questo bellissimo traguardo che premia il nostro lavoro e quello di tutti i nostri collaboratori. Un riconoscimento che ci spinge a guardare con fiducia al futuro nella speranza che possa essere di buon auspicio per una ripartenza del nostro comparto e di tutto il nostro Paese».
La prima vendemmia del Rubesco Riserva Vigna Monticchio risale al 1964 quando Giorgio Lungarotti, fondatore dell’azienda, capì delle uve Sangiovese straordinarie che crescevano sui suoi terreni. Color rubino brillante e con i caratteri tipici della gente dell’Umbria, riservata ma generosa. Un vino di grande struttura, adatto a un lungo invecchiamento, con un equilibrio unico tra potenza ed eleganza. Battezzato così da Maria Grazia Marchetti, moglie di Lungarotti, il nome Rubesco deriva dal verbo latino rubescere, arrossire (di gioia) e sull’etichetta mostra un particolare della Fontana Maggiore di Perugia che raffigura la vendemmia.
«Il Rubesco Riserva Vigna Monticchio è sinonimo di Lungarotti – continua Chiara Lungarotti –. Un vino che negli anni ’60 è stato innovativo: una creatura di mio padre che ne rispecchiava la sua personalità. I vini, infatti, sono espressione di un territorio ma anche di chi li produce, per cui, pur mantenendo la sua identità, anche il Rubesco Riserva Vigna Monticchio ha vissuto un’evoluzione. Si può dire che a partire dall’annata 2005 ha cominciato a riflettere l’impronta della nuova generazione della famiglia Lungarotti e il risultato appena ottenuto ci conferma che stiamo procedendo nella giusta direzione».








