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[Il reportage] La grande paura degli imprenditori in Moldavia. «Non sappiamo cosa può succedere»

Le preoccupazioni legate al conflitto in Ucraina, con l’aumento delle tensioni in Transnistria, dopo le granate scagliate due giorni fa, ora si sono estesa anche alla Moldavia. «Non ho mai avuto finora una sensazione di pericolo o di tensione prima di queste ultime 24 ore», dice Fabrizio Pelizzari, Ceo e segretario generale della Camera di Commercio italiana in Moldavia. «Nessun imprenditore ha mai pensato di andare via o di abbandonare la sua impresa. Fino a due giorni fa, al di là delle preoccupazioni che tutti noi abbiamo rispetto a una guerra, si viveva una situazione di normalità in Moldavia. Ora forse c’è qualche preoccupazione in più».

Gli attacchi in Moldavia

Ora, spiega ancora, «c’è appunto qualche preoccupazione in più. Non è chiara la provenienza di questi attacchi: se arrivano dai filorussi o dai filo ucraini. In entrambi i casi non è sicuramente una bella situazione». La Moldavia, rileva Pelizzari che vive nel Paese dal 2009, «è un paese molto diverso dall’Ucraina sia come storia che come popolazione. La popolazione è più europea. È sempre stato un paese democratico. Attualmente ha un governo pro-europeo».

«Un terzo della popolazione ha un passaporto romeno e quindi dell’Ue e i giovani, gli under 30, sognano di andare a vivere in Europa. Nelle zone rurali, invece, il 30-40% della popolazione resta legata alla madre Russia più che essere filorussi nel senso bellico del termine come viene usato oggi. In Moldavia anche se c’è un governo filoeuropeo c’è stima per la Russia. Il Governo è sempre stato molto cauto e non ha mai voluto esporre il Paese, con l’adozione di sanzioni contro la Russia, ad un suo eventuale ingresso in un conflitto».

La Moldavia non vuole la guerra

Gli attacchi avvenuti in Transnistria «mi stupiscono» e probabilmente «bisognerebbe capire da chi provengono. Il Governo moldavo finora, sottolinea Pelizzari, «saggiamente ha voluto rimanere fuori dalla disputa». In Moldavia, aggiunge, «non c’è nessuna volontà bellica e non osservo astio nei confronti della Russia. Ora bisognerà capire se il Paese verrà tirato dentro a questo conflitto in un modo o nell’altro».

In questo conflitto tra Ucraina e Russia, osserva il Ceo e segretario generale della Camera di Commercio italiana in Moldavia, comunque, «ci si dimentica della storia. Il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin invadendo l’Ucraina ha perso qualsiasi ragione ma forse non risolveremo la questione se non si torneranno sulle ragioni che sono all’origine di questa guerra».

Chiaramente, rileva, «se la Moldavia, come auspico, rimarrà un paese con le porte aperte tra l’Europa e l’Est Europa allora il paese potrebbe attrarre investitori e imprese italiane. Diventerebbe un paese cuscinetto tra due mondi che in questo momento hanno problemi di comunicazione. Se invece si dovesse ricreare una specie di cortina di ferro bisognerebbe capire dove andrà la Moldavia perché da sola non andrà da nessuna parte. Potrebbe finire sia verso l’Europa che verso la Russia». Se la Moldavia resterà un paese “ponte” allora probabilmente «avremo bisogno di un sostegno politico, più che economico, per permettere alla Moldavia di diventare un centro logistico importante».

Le conseguenze del conflitto russo-ucraino

Il conflitto in Ucraina non ha avuto conseguenze economiche dirette per le aziende italiane in Moldavia «che soprattutto sono presenti nel settore manifatturiero, nei tessili e anche nel settore dell’automotive» a parte «ovviamente gli effetti legati all’aumento del costo delle materie prime, dell’energia e per quanto riguarda le forniture di grano dall’Ucraina».

«La Moldavia» spiega Pelizzari «rappresenta una ponte tra Europa e Russia. Il Paese ha accordi bilaterali di libero scambio con l’Ue e dall’altra parte, come membro fondatore della Comunità degli Stati indipendenti (Csi) ha rapporti privilegiati con la Russia. Giustamente molte aziende italiane hanno guardato alla Moldavia come ponte commerciale tra Ue e Russia».

Le imprese italiane

Per quanto riguarda le imprese italiane in Moldavia, sottolinea Pelizzari, «c’era la voglia di ripartire dopo l’emergenza covid che aveva avuto un impatto forte sugli ordini. Ma purtroppo è arrivato il conflitto in Ucraina. Siamo un po’ tutti dispiaciuti da questa situazione. Dopo due anni di pandemia ora c’è questa guerra mentre stavamo guardando al futuro puntato sullo sviluppo tecnologico sull’It. In questa situazione di tensione chi è presente nel paese rimane ma non arrivano nuovi investitori e nuove imprese».

A marzo, rileva Pelizzari, «abbiamo incontrato seppur brevemente il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Mi ha fatto molto piacere. È stato molto disponibile. Adesso con l’Ambasciatore abbiamo fatto un piano per far nascere un Comitato imprenditoriale per rafforzare i rapporti con il governo locale. Ora vogliamo approfondire questo discorso». Per quanto riguarda le necessità delle imprese italiane in Moldavia «per me ora è difficile capire la situazione internazionale. Non so esattamente dove ci porterà». 

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