L’Amministratore delegato di Sace, Pierfrancesco Latini, nel corso di un’audizione davanti alla commissione Industria del Senato rassicura tutti sulla vicenda del prestito erogato da Intesa San Paolo con garanzia pubblica a Fiat Chrysler. “Gli impegni che riguardano “la non delocalizzazione e il mantenimento dei livelli occupazionali nello stesso periodo degli investimenti rimarranno anche post-fusione. Il finanziamento garantito chiesto da Fca – ha continuato – riguarda il perimetro italiano del gruppo e ha una destinazione specifica molto ben qualificata a copertura dei costi del personale degli stabilimenti in Italia, al pagamento di fornitori, anche strategici, della filiera italiana, e a investimenti destinati a centri e laboratori in Italia. Queste tre destinazioni – ha aggiunto Latini – vengono monitorate con un sistema strutturato di utilizzo su specifici conti correnti dedicati, attraverso i quali Intesa Sanpaolo fornisce indicazioni sui pagamenti sulla base di liste nominative pre-concordate con Fiat”.
La Sace ha, di fatto, ribadito, quanto dichiarato nei giorni scorsi daJohn Elkann che aveva già garantito che questo finanziamento sarebbe servito per il perimetro italiano del gruppo e avrebbe avuto ripercussione positive per la filiera italiana dell’auto.
I Sindacati sono preoccupati per i lavoratori di Torino e Pomigliano D’Arco. In un documento di 10 pagine inviato al Governo la Fiom-Cgil chiede un intervento strutturale dell’Esecutivo sulla scia del caso francese e di quello tedesco che passa anche dall’invito a entrare nel capitale del costruttore italo-americano. “Il mutamento dello scenario, le politiche industriali e le risorse messe a disposizione per il settore da Francia e Germania stanno portando a un aggiornamento dei piani industriali dei produttori, al fine di ottemperare a quanto richiesto dai loro Governi in termini di investimenti, ricerca e sviluppo e tutela dell’occupazione – si legge nella nota – allo stesso modo, posto che i piani presentati da Fca non hanno portato alla piena occupazione e alla saturazione della produzione, e’ quanto mai necessario un confronto ed una profonda revisione dei piani industriali anche alla luce del prestito richiesto”
“Devono essere realizzate iniziative per consolidare la filiera dell’automotive, a partire da Fca, Lamborghini e Ferrari, attirando investimenti per nuovi insediamenti produttivi e di ricerca e sviluppo di altre multinazionali – nello specifico indica la Fiom – inoltre deve essere consolidata la filiera più complessiva della mobilita’, intervenendo anche nella filiera nazionale della produzione di autobus (Industria Italiana Autobus), tram e treni (Hitachi e Alstom) e più in generale di servizio e di micromobilità, necessaria in particolare nelle citta’. Senza una politica industriale che indirizzi azioni, investimenti e obiettivi il settore rischia di perdere migliaia di posti di lavoro e con loro il know how di alta professionalità utile ad affrontare le sfide del futuro.
“Per questo – continua la nota – è urgente e necessario realizzare un accordo di programma di settore (comparto automotive o più ampio comparto mobilita’). Tale accordo deve essere stipulato tra Governo, sindacati, Fca, CnhI e aziende della filiera; costituire una agenzia o task force interministeriale che dia sistematicità e coerenza agli strumenti (decreto liquidità, rilancio, ammortizzatori sociali, formazione, ecc.) avvalendosi oltre che dei protagonisti diretti anche di università e politecnici che fanno ricerca sullo sviluppo della mobilita’; supportare l’offerta per il rinnovo del parco circolante pubblico e privato per accelerare il raggiungimento degli obiettivi sulle emissioni”.








