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Il PIL è in lieve flessione, ma le prospettive sono incoraggianti | Lo scenario

“A lungo atteso dai previsori, ma regolarmente smentito dai conti nazionali, arriva infine nel IV trimestre un piccolo segno meno per il Pil italiano (-0,1%) che si confronta con una flessione marginalmente più intesa in Germania (-0,2) e andamenti lievemente positivi in Francia (+0,1) e Spagna (+0,2).

Nella media dell’anno l’Italia è cresciuta del 3,9% (3,8 correggendo per il numero di giornate lavorative) più di Germania (1,9) e Francia (2,6), ma meno della Spagna (5,5).

Considerando il primo triennio degli anni ’20 (2020-22), comprensivo degli effetti differenziati della pandemia, la nostra economia ha sostanzialmente corretto la sfavorevole performance intra-europea che l’aveva contrassegnata per circa un ventennio, crescendo nell’arco del periodo come la Francia e più di Germania e Spagna”.

Lo sostiene in un suo intervento l’economista Sergio De Nardis.

“È un’indicazione di miglioramento strutturale rispetto al passato e in rapporto agli altri maggiori partner europei che risulta in linea con il recente innalzamento delle stime della crescita potenziale dell’Italia operato dalla Commissione europea e altri previsori.

Tornando al dato trimestrale, il leggero calo del Pil risente di una nuova più marcata flessione (dopo quella estiva) dell’output industriale (incluse le costruzioni) compensata parzialmente dalla dinamica ancora positiva nei servizi.

Anche l’agricoltura si è contratta. Dal lato della domanda interna, è possibile che i consumi abbiano ancora retto (da cui il rialzo dei servizi), sostenuti dal persistente eccesso di risparmi, a fronte di flessioni nelle altre componenti di spesa (in particolare scorte)” sostiene l’economista dalle colonne del magazine digitale Inpiù.net.

“Le esportazioni nette hanno fornito un apporto positivo, presumibilmente anche a riflesso di una frenata dell’import.

Nell’insieme è un dato sostanzialmente in linea con le attese che lascia un’eredità positiva al 2023 (l’acquisito è dello 0,4%).

Per quest’anno, il consenso dei previsori si addensa intorno a una crescita dello 0,6% (uguale dunque alla previsione Nadef di settembre), scontando ancora debolezza dei primi tre mesi.

Potrebbe, però, andare meglio, tenendo conto del rientro più veloce delle attese dello shock energetico, della conseguente prospettiva di disinflazione, della buona competitività di fondo della manifattura, nonché della bolla di risparmio detenuto in forma liquida che potrebbe sostenere ancora per qualche tempo spese per consumi superiori alle dinamiche dei redditi familiari” conclude De Nardis.

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