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Il piano in due atti di Mps: aumento di capitale e fusione con un partner nel 2021

Aumento di capitale e, solo dopo, l’aggregazione con un partner: Banca Mps ha un piano in due atti. Secondo il Sole 24 Ore, l’istituto più antico al mondo sembra incanalarsi in una gara a tappe. A partire dal varo del nuovo piano industriale e dell’aumento di capitale, necessario per riportare a galla i ratio patrimoniali.

Giovedì 17 dicembre si svolgerà il prossimo cda della banca, dove l’amministratore delegato Guido Bastianini presenterà ai consiglieri “una proposta di piano strategico”. Proprio durante il cda emergerà lo shortfall di capitale della banca, patrimonialmente più fragile a causa della scissione di Npl ad Amco e dal peggioramento dello scenario, causa Covid. 

Secondo indiscrezioni di mercato, la banca definirà una forchetta di ammanco di capitale che sarebbe compresa tra i 2 e 2,5 miliardi, una cifra che dipenderà dalle scelte operative che verranno prese, come la voce della revisione dei costi (si parla dai 3mila ai 6mila esuberi). La riduzione più accentuata dei costi, potrebbe ridurre il fabbisogno, ma allo stesso tempo con meno forza lavoro asciugherebbe anche i ricavi. Valutazioni in atto che sono destinate a chiamare in causa, oltre alle forze locali e ai sindacati, anche il Tesoro, azionista di riferimento di Mps.

Servirà un punto di equilibrio. Il piano di Bastianini, con il supporto di Oliver Wyman, è per definizione stand-alone. Rinviata per ora l’ipotesi UniCredit, non c’è presagio di un partner all’orizzonte.

Colpi di scena a parte, entro fine gennaio il documento dovrà essere portato alla Bce e alla Commissione Ue, per ridefinire gli obiettivi del piano di ristrutturazione concordato nel 2017, in occasione della ricapitalizzazione precauzionale da 8,1 miliardi e dell’ingresso dello Stato nel capitale. Nella migliore delle ipotesi, entro aprile si potrebbe avere un riscontro. In tempo per l’assemblea straordinaria di Mps, per approvare il rafforzamento in occasione dell’approvazione del bilancio 2020.

In questo caso, il capitale verrebbe sostenuto entro la chiusura del semestre. Da capire poi gli sviluppi sul fronte dell’azionariato. Quale sarà il ruolo del Tesoro? C’è chi ipotizza una revisione degli accordi con Bruxelles, che per ora fissano l’uscita a fine 2021. Una scelta saggia in vista di un riposizionamento sul mercato.

Fondamentale sarà quanto prima trovare un partner industriale, probabilmente a partire dalla seconda parte del prossimo anno. L’indiziato numero uno rimane UniCredit, candidato ideale per un’operazione simile. L’ipotesi resta in piedi, ma per nulla certa. Molto dipenderà dalla nomina del futuro ceo di Piazza Gae Aulenti e dalle decisioni del board, che proprio ad aprile 2021 andrà al rinnovo. L’altra ipotesi, che si fa strada negli ambienti vicini al M5S e a una parte del Pd, è quella di un accorpamento di Mps con Banca Carige e Banca Popolare di Bari. Una soluzione che verrebbe avallata dai sindacati, ma che difficilmente da Bruxelles vedrebbe molti favori.

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