Ricorso al mercato dei capitali per finanziare la Rai e riforma del canone con una riduzione dell’importo da pagare, considerando i possessori di smartphone e tablet invece che del contratto energetico.
Lo ha annunciato il Ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, durante un’audizione presso la Commissione Vigilanza Rai della Camera.
RICORSO A MERCATO CAPITALI PER INVESTIMENTI
“Il tema degli investimenti e dell’indebitamento sono aspetti centrali per sviluppo dell’attività dei prossimi anni.
C’è l’ipotesi di un ricorso al mercato dei capitali per investimenti del nuovo piano” 2023-25 della Rai.
RAI VALUTA CESSIONE QUOTA DI RAI WAY ANCHE A SOGGETTI PUBBLICI
“RaiWay ha come noto delle scelte da fare.
È chiaro che la Rai potrebbe valutare di cedere parte del suo azionariato a soggetti, anche a controllo pubblico se, e ribadisco se, queste risorse vengono indirizzate a finanziare gli investimenti, perché non possono coprire il deficit di bilancio.
Questo è un principio generale su cui io, o meglio l’azionista, non intende derogare”.
VARIE IPOTESI DI RIFORMA CANONE, C’E’ TAVOLO AL MEF
“Ci sono varie ipotesi di riforma del canone Rai allo studio, che si differenziano anche secondo l’orizzonte temporale di riferimento per la loro realizzazione.
Proprio al fine di studiare ipotesi e prospettive di riforma e di finanziamento del servizio pubblico ho convocato uno specifico tavolo presso il Ministero delle Finanze”.
IPOTESI 300 MLN ANNUI A CARICO DI FISCALITA’ GENERALE
In un’ottica di breve periodo “potrebbe valutarsi l’ipotesi di scorporare dal pagamento del canone la quota di investimenti sostenuti dalla Rai, tra i quali quelli volti a ottimizzare la capacità trasmissiva di livello di copertura delle reti Rai.
Tale quota che dall’analisi del budget ammonterebbe a oltre 300 milioni annui potrebbe essere posta a carico della fiscalità generale dando luogo a una graduale riduzione del canone di abbonamento a carico degli utenti”.
IPOTESI RIDUZIONE CANONE TASSANDO UTENZE TELEFONICHE
Il pagamento del canone Rai “è attualmente legato al possesso di un apparecchio televisivo presunto in presenza di un contatto di energia.
Ma le nuove modalità di trasmissione e lo sviluppo di piattaforme multimediali, come RaiPlay, consentono ormai di accedere ai contenuti del catalogo Rai utilizzando diversi device (smartphone, tablet, pc).
Qualora, quindi, il presupposto dell’imposta venisse individuato nel possesso di un’utenza telefonica mobile, l’ampliamento della platea degli incisi connesso a tale variazione comporterebbe di ridurre il costo pro-capite del canone”.
21 MLN PAGANO CANONE RAI, 107 MLN UTENZE TELEFONICHE
“Ad oggi il canone risulta pagato da circa 21 milioni di soggetti, mentre le utenze telefoniche attive sono circa 107 milioni.
Questa ipotesi richiederebbe, tuttavia, di risolvere alcuni problemi di applicazione, come ad esempio il calcolo delle utenze per nucleo familiare ovvero la definizione di un tetto massimo al fine di evitare il pagamento di una somma più elevata dell’attuale canone”, ha osservato il ministro.
1,8 MLD DA CANONE RAI 2023
Le risorse provenienti dal versamento del canone di abbonamento alla televisione sono destinate pressoché integralmente alla Rai, ad eccezione di una quota di 110 milioni annui assegnata al Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione.
Nel consuntivo 2022 e nel bilancio aggiornato in sede di assestamento per l’anno 2023 tali risorse, con riferimento alla quota destinata alla Rai, ammontano complessivamente a circa 1,8 miliardi.
DISCUSSIONI CON UE SU CANONE ANCORA IN BOLLETTA
“Si sono svolte diverse interlocuzioni con la Commissione europea al fine di verificare se l’eliminazione del pagamento del canone Rai rientrasse nella realizzazione dell’obiettivo del Pnrr Riforma 2: Leggi annuali sulla concorrenza relativo al 4* trimestre del 2022 (terza rata), che prevede proprio la progressiva rimozione dell’obbligo per i fornitori di riscuotere “oneri non collegati al settore dell’energia.
Tali interlocuzioni hanno portato a ritenere che tali oneri potessero permanere in bolletta e nella legge di bilancio 2023, seppure si tratti di una presunzione di carattere tecnico, è stato previsto un meccanismo di progressiva eliminazione degli altri oneri impropri (quali, a titolo esemplificativo, quelli relativi alla denuclearizzazione non più presenti in bolletta da quest’anno).
Nonostante gli esiti di tali interlocuzioni e gli effetti in termini di riduzione del tax gap che l’introduzione del canone in bolletta ha determinato è, comunque, necessario interrogarsi su nuovi possibili modelli di finanziamento del servizio pubblico, anche guardando all’esperienza degli altri Paesi”, ha sottolineato Giorgetti.
UNC PRONTO A BARRICATE SU CANONE RAI SUI DEVICE
“Sì alla proposta di spostare sulla fiscalità anche solo una parte del canone.
Faremo, invece, le barricate contro l’abuso di far pagare il canone Rai a chi ha un telefonino”.
Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, dopo l’annuncio del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sull’esistenza di una pluralità di ipotesi di riforma del canone Rai allo studio: dallo scorporare una quota relativa agli investimenti sostenuti dalla Rai sulla fiscalità generale a farlo pagare a chi ha un’utenza telefonica mobile.
L’argomento dei nuovi device “è stato ampiamente risolto dalla Nota del ministero dello Sviluppo Economico del 20-04-2016 che ha escluso dal pagamento del canone computer, smartphone, tablet, ed ogni altro dispositivo se privi del sintonizzatore per il segnale digitale terrestre o satellitare.
Non accetteremo alcun passo indietro.
Sarebbe una prevaricazione mettere le mani nelle tasche degli italiani solo perché hanno uno smartphone”, conclude Dona.








