“Nello scenario di previsione” sull’economia italiana pubblicato dal Centro Studi di Confindustria nella prima metà del 2022, quando si dispiegheranno pienamente gli effetti negativi della guerra, l’economia italiana potrebbe entrare “in una ‘recessione tecnica’ con un calo di -0,2% e di -0,5% nei primi due trimestri”.
Il nostro Think Tank Quotidiano pubblica integralmente il rapporto di Confindustria.
Shock profondo
In uno scenario in cui “la durata della guerra è una variabile cruciale”, ed ipotizzando che da luglio finisca o si riducano incertezza e tensioni, il Centro studi di Confindustria stima una crescita del Pil 2022 tagliata a +1,9% “con un’ampia revisione al ribasso (-2,2 punti)” rispetto alle stime dello scorso ottobre “quando tutti i previsori erano concordi su un +4%”. Considerando il +2,3% di crescita acquisita per “l’ottimo rimbalzo dell’anno scorso” l’Italia “entrerebbe così in una recessione tecnica seppur di dimensioni limitate”.
Il ritorno a livelli pre-Covid “slitta dal secondo trimestre di quest’anno al primo del prossimo. L’impatto sull’attivita’ economica agisce come uno shock di offerta profondo, al momento difficilmente quantificabile, perche’ il quadro e’ in continua evoluzione. La crisi militare si innesta su un quadro gia’ reso difficile dal perdurare della pandemia, delle pressioni al rialzo sui prezzi di varie commodity e dei colli di bottiglia in alcune catene di fornitura globali” si legge nel documento.
Per le imprese aumenti per 68 miliardi
L’invasione russa in Ucraina fa volare la bolletta energetica delle imprese: i rincari di petrolio, gas, carbone presenteranno infatti un maggior costo finale per le imprese di circa 68 miliardi su base annua di cui 27 mld saranno pagati solo dalla industria manufatturiera. Sempre che la guerra finisca a luglio e non si dia corpo a nessuna ipotesi di razionamento energetico. L’incidenza dei costi dell’energia sul totale dei costi di produzione aumenterebbe del 77% per il totale dell’economia italiana, passando dal 4,6% nel periodo pre-pandemico (media 2018-19) all’8,2% nel 2022.
“In euro, questo impatto si tradurrebbe in una crescita della bolletta energetica italiana di 5,7 miliardi su base mensile, ovvero in un maggior onere di 68 miliardi su base annua”, ribadiscono gli economisti di Confindustria. Il settore maggiormente colpito è di gran lunga la metallurgia, dove l’incidenza potrebbe sfiorare il 23% alla fine del 2022, seguito dalle produzioni legate ai minerali non metalliferi (prodotti refrattari, cemento, calcestruzzo, gesso, vetro, ceramiche), dove l’incidenza dei costi energetici potrebbe arrivare al 16%, dalle lavorazioni del legno (10%), dalla gomma-plastica (9%) e dalla produzione di carta (8%).
Il 90 per cento delle imprese aumenterà i prezzi
Tra le “azioni che le imprese stanno esplorando per far fronte alle difficoltà create o in certi casi acuite dal conflitto Russia-Ucraina” da un sondaggio di CONFINDUSTRIA a cui hanno risposto 1.980 aziende associate, emerge che “quasi il 90% (87%) ha indicato la revisione dei prezzi di vendita”; e “la percentuale è elevata, poco sotto il 70%, anche per quelle non internazionalizzate”. Tra le altre possibili azioni, la ricerca di nuovi mercati di approvvigionamento (53%) e di nuovi mercati alternativi di destinazione (26%), finanziamenti agevolati (26%), rimodulazione dei turni di lavoro (22%). Tra “i principali problemi”, per il 93% delle imprese interpellate c’è l’aumento del costo dell’energia, poi l’aumento del costo (89,5%) e la difficoltà di approvvigionamento (78,8%) delle materie prime. Le imprese che hanno indicato “difficoltà legate a propri insediamenti produttivi nei paesi coinvolti” dal conflitto sono il 7,2%.
Numeri spaventosi
“Anche nello scenario meno complicato i numeri che sono usciti dal rapporto” di previsione del Centro studi di Confindustria “spaventano, spaventano in maniera molto forte”, sottolinea il leader degli industriali, Carlo Bonomi, commentando le stime di crescita degli economisti di via dell’Astronomia.
“Danno concretezza – dice – ad un allarme crescente, e purtroppo inascoltato, che Confindustria ha iniziato a lanciare già prima della guerra, quando già si vedeva un rallentamento”.
Ma quali fenomeni temporanei
“Questi scenari e questi numeri – avverte BONOMI– dovrebbero costituire un serissimo allarme generale per le istituzioni e la politica del nostro Paese”. “Il tentativo in tutto il 2021, di fronte al nostro crescente richiamo agli enormi rischi della ascesa ripida dei prezzi energetici e delle commodities minerarie e agricole – prosegue il leader degli industriali – è stato da parte del Governo quello di ripetere che gli aumenti di costo e le difficoltà di approvvigionamenti alla produzione erano fenomeni effimeri e temporali”.
Azzardate illusioni
E avverte: “Per molti versi vediamo intorno a noi oggi un’analoga tendenza: credere che magari tra qualche settimana il conflitto in Ucraina finisca e tutto torni come nel 2019 pre-Covid. Non è stato vero l’anno scorso, non è vero in questo 2022”. È quindi, dice, “venuto il momento di abbandonare queste azzardate illusioni. E di adottare misure strutturali e adeguate”.
La delusione
“La risposta rapida e strutturale che aspettiamo l’abbiamo illustrata da settimane al Governo. E’ un tetto al prezzo del gas”, dice il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che sottolinea: sul fronte del caro-energia “le misure fin qui adottate dal Governo non sono sufficienti”. In Italia dove il costo industriale di benzina e gasolio “non è il più alto” ma c’è “la più elevata quota di accise e Iva aggiunta al distributore”, sottolinea il leader degli industriali, “decidere un taglio limitato a 30 giorni fa solo pensare che il Mef non intenda rinunciare a nulla di un prelievo così inaccetabilmente elevato”.








