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[Il commento] La lezione di Super Sergio. Ecco la nuova agenda dell’Italia 

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Una lezione di Diritto Costituzionale ma anche una precisa indicazione della rotta che il Paese dovrà seguire nei prossimi anni. Per ricostruire l’Italia dopo la pandemia.

Una agenda descritta nel dettaglio. 

È un presidente della Repubblica con i super poteri quello che interviene nell’aula di Montecitorio davanti ai Grandi Elettori nel giorno del suo insediamento, per la seconda volta.

Un discorso forte, alto, pieno di indicazioni e prese di posizione che segnala inevitabilmente uno spartiacque.

Un prima e un dopo nella gestione della cosa pubblica post Covid.

Sergio Mattarella parla a Montecitorio per 40 minuti, interrotto da 55 applausi e 19 standing ovation.

E si capisce subito che si tratta di un intervento programmatico che segnala come il neo-eletto presidente per ora non pensi minimamente alle dimissioni anticipate. Tutt’altro.

La Carta come guida

“La lettera e lo spirito della nostra Carta continueranno a essere il punto di riferimento della mia azione. Il mio pensiero, in questo momento, è rivolto a tutte le italiane e a tutti gli italiani: di ogni età, di ogni Regione, di ogni condizione sociale, di ogni orientamento politico. E, in particolare, a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte al loro disagio”.

Le ragioni del sì

Quando affronta il nodo del suo ripensamento sul bis al Quirinale, lascia intravedere il tormento della settimana appena trascorsa, del caos politico e dei rischi istituzionali che ne potevano derivare.

“Le attese degli italiani sarebbero state fortemente compromesse dal prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di tensioni, le cui conseguenze avrebbero potuto mettere a rischio anche risorse decisive e le prospettive di rilancio del Paese impegnato a uscire da una condizione di gravi difficoltà”.

E qui è fin troppo esplicito il riferimento al rischio di perdere i fondi del Pnrr.

“Leggo questa consapevolezza nel voto del Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana. Travagliati per tutti, anche per me. È questa stessa consapevolezza la ragione del mio sì”.

Lezione di democrazia 

Ma il cuore del suo intervento è una vera lezione di Diritto Costituzionale applicato ai tumulti della gestione pandemica e alla difficile fase del passaggio delle votazioni per il Quirinale.

“Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche” dice Super Sergio.

“Una riflessione si propone anche sul funzionamento della nostra democrazia, a tutti i livelli. Proprio la velocità dei cambiamenti richiama, ancora una volta, al bisogno di costante inveramento della democrazia. Un’autentica democrazia prevede il doveroso rispetto delle regole di formazione delle decisioni, discussione, partecipazione” ammonisce Mattarella.

Decidere in democrazia

“L’esigenza di governare i cambiamenti sempre più rapidi richiede risposte tempestive. Tempestività che va comunque sorretta da quell’indispensabile approfondimento dei temi che consente puntualità di scelte. Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l’intervento delle istituzioni a tutela dell’interesse generale: questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in condizioni di maggiore forza”.

Mattarella sale in cattedra e spiega a governanti e parlamentari presenti nell’Emiciclo che cos’è la democrazia.

“Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico. Su un altro piano, i regimi autoritari o autocratici tentano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, più solide ed efficaci. La sfida – che si presenta a livello mondiale – per la salvaguardia della democrazia riguarda tutti e anzitutto le istituzioni”. Un invito a chi a ruoli di responsabilità ad impegnarsi sui valori della Carta.

Il governo rispetti i tempi del Parlamento e le autonomie locali

E poi l’evidente richiamo diretto al Governo e al Parlamento. Una reprimenda e una esortazione.

“Vanno tenute unite due esigenze irrinunziabili: rispetto dei percorsi di garanzia democratica e, insieme, tempestività delle decisioni. Per questo è cruciale il ruolo del Parlamento, come luogo della partecipazione. Il luogo dove si costruisce il consenso attorno alle decisioni che si assumono. Il luogo dove la politica riconosce, valorizza e immette nelle istituzioni ciò che di vivo emerge dalla società civile. Così come è decisivo il ruolo e lo spazio delle autonomie. Il pluralismo delle istituzioni, vissuto con spirito di collaborazione – come abbiamo visto nel corso dell’emergenza pandemica – rafforza la democrazia e la società”.

Un invito – sempre rivolto al Governo – a rispettare anche i territori e i poteri locali.

“Non compete a me indicare percorsi riformatori da seguire. Ma dobbiamo sapere che dalle risposte che saranno date a questi temi dipenderà la qualità della nostra democrazia. Quel che appare comunque necessario – nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento è che – particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese – il Parlamento sia posto in condizione sempre di poterli esaminare e valutare con tempi adeguati. La forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio non certo minore di ingiustificate e dannose dilatazioni dei tempi”. E qui pare evidente un richiamo al Governo.

“Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione”.

Un passaggio che forse segnala la fine dello Stato di Emergenza al 31 marzo.

Il rinnovamento dei partiti

E Mattarella torna a chiedere, come fece nel giorno dell’indicazione di Draghi come premier (esattamente un anno fa) il rinnovamento dei partiti. “La qualità stessa e il prestigio della rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale, di favorire la partecipazione, di allenare al confronto.

Senza partiti coinvolgenti, così come senza corpi sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso. Deve poter far affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica”.

Super Sergio alza la voce anche sulla Giustizia e – ancor più  – sulla riforma del Csm: “occorre che la magistratura ritrovi un rinnovato rigore”, ha detto fulminante il capo dello Stato. 

Super Sergio come un ponte

Il presidente si pone come ponte solido tra le spinte di una società che si evolve più velocemente degli apparati ed una politica che stenta a reggere il passo. Si presenta in questo suo bis con argomenti forti e popolari, quasi come si potrebbe immaginare la “prima” di un presidente eletto dal popolo. 

Un discorso progressista

Incalza e conquista l’Aula con un discorso progressista attraverso il quale scrive di fatto di suo pugno l’agenda dell’Italia, tra riforme e azioni da compiere.

Mettendo al centro l’agenda sociale: le ferite sociali aperte, dai morti sul lavoro al necessario dialogo con gli studenti che proprio in queste ore ribollono per un uso eccessvo dei manganelli e per la riproposizione delle stagionate prove scritte alla maturità. Ma non solo. Mattarella stimola la coscienza della politica sulle diseguaglianze inaccettabili, sul ritardo culturale sul ruolo delle donne, l’arretratezza del sistema carcerario. 

Il disagio del Paese

Fa impressione sentirlo almanaccare i disagi del Paese in un crescendo di applausi. Eppure non si ripete l’imbarazzante scena del Napolitano bis quando gli italiani videro un Parlamento plaudire l’allora Capo dello Stato che li fustigava in diretta televisiva.

No, il cattolico democratico Mattarella ha fede granitica nel Parlamento e lo lusinga, lo sfida e lo motiva.

L’europeismo

L’impianto stesso del discorso del presidente poggia solido su un europeismo senza se e senza ma.

E nessuno meglio del premier Draghi può incarnare questo europeismo riformista.

Per Mattarella, da oggi Super Sergio, è l’ora di “costruire il ruolo futuro dell’Italia, di un’Italia più giusta, più moderna e questo va fatto senza ritardi, né incertezze”. 

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