Carlo Valentini su Italia Oggi si sofferma sul binomio Pnrr e riforme: “La decisione dell’Ue di sbloccare il pagamento all’Italia della terza rata del Pnrr – scrive – dimostra sia la fiducia che i ritardi nell’avvio dei progetti saranno recuperati sia che i rapporti col governo guidato da Giorgia Meloni, all’inizio piuttosto freddi, sono col tempo diventati costruttivi.
Sono state superate tre perplessità dell’Ue: i progetti relativi alle concessioni portuali, alle reti di teleriscaldamento e ai piano urbani integrati.
Una quarta perplessità è invece rimasta e ha comportato il blocco, per ora, di 500 milioni di euro, che sarebbero serviti per creare posti letto per gli studenti universitari.
Pur tra non pochi e prevedibili problemi, il Pnrr continua quindi la sua strada.
Alla soddisfazione per il via libera da parte dell’Ue si aggiunge però una riflessione.
Quando l’Italia lo ottenne si sottolineò il fatto che esso era strettamente legato a una serie di riforme, decisive per ammodernare il Paese e recuperare il terreno perduto in anni di immobilismo.
Ora – aggiunge Valentini – il dibattito si è concentrato sulla capacità di spesa e sulla tipologia dei progetti mentre le riforme sono passate in secondo piano, quasi si trattasse di un impegno irrilevante.
Invece per lo sviluppo (strettamente legato al tenore di vita) e il futuro dell’Italia l’annunciata stagione delle riforme è non meno importante dell’apertura dei cantieri.
Il ‘contratto’ con la Ue prevede 63 tipologie di riforme, alcune delle quali unanimemente riconosciute indispensabili e indifferibili: dalla concorrenza alla giustizia, dalla pubblica amministrazione all’istruzione, dal fisco alla transizione ecologica.
L’Ue potrebbe chiederne conto quando si tratterà di erogare le nuove rate.
Ma il punto non è solo questo: di tali riforme il Paese ha bisogno e il governo dispone di una maggioranza solida e quindi non può accampare scuse, a meno che l’azione dell’esecutivo non si ritrovi bloccata da divergenze al suo interno.
Il governo Meloni – conclude – è in carica da oltre 9 mesi.
È tempo di portare all’approvazione le prime riforme su cui si fondava il Pnrr”.








