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Il bilancio del ministro Roccella: “Sulla natalità il Governo ha fatto la sua parte con buoni risultati”

“Farmindustria è un ottimo esempio della collaborazione che noi chiediamo, in particolare, al mondo del lavoro, al mondo produttivo ma non soltanto, anche a tutti gli attori che possono avere un ruolo sulla questione della natalità, il problema demografico italiano, che è enorme, non si risolve soltanto con interventi di governo”. Lo ha detto la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Eugenia Maria Roccella, intervenendo a un evento promosso da Farmindustria.

“Il governo ha fatto la sua parte e anche con buoni risultati, per esempio per quanto riguarda l’accesso delle donne al lavoro. C’è un significativo aumento dell’occupazione femminile in questo anno e mezzo di governo”, ha aggiunto.

“Siamo intervenuti sui congedi, sugli asili nido, però tutto questo non riuscirà a raggiungere l’obiettivo se non c’è una collaborazione con le aziende, in primo luogo, e anche con gli enti locali, con i sindacati, con il no profit. Farmindustria si è occupata di natalità da tempo, ha avuto questa consapevolezza da tempo e importante quello che fanno molte aziende farmaceutiche per la conciliazione fra lavoro e vita privata”, ha concluso il ministro.

La denatalità si supera anche con la collaborazione tra governo, aziende ed enti locali

“Il problema demografico italiano è enorme e non si risolve soltanto con interventi di governo. Quest’ultimo ha fatto la sua parte, anche con buoni risultati per quanto riguarda l’accesso delle donne al lavoro: vediamo un aumento significativo dell’occupazione femminile in quest’anno e mezzo di governo”. Prosegue la ministra: “Siamo intervenuti sui congedi, sugli asili, sulla decontribuzione per le donne con due figli, perché sappiamo che la discriminazione si intensifica proprio al secondo figlio e le dimissioni dal lavoro sono in particolare dovute al secondo figlio. Però, tutto questo non permetterà di raggiungere l’obiettivo se non c’è una collaborazione con le aziende, in primo luogo, e anche con gli enti locali, con i sindacati con le no profit, con chiunque possa giocare un ruolo in questo ambito”.

“Farmindustria si è occupata di natalità da tempo”. Per quanto riguarda la natalità “c’è il dato positivo della longevità, ma dall’altro c’è quello dell’invecchiamento complessivo della popolazione che vuol dire tante cose. Vuol dire non soltanto il venir meno della sostenibilità del welfare, vuol dire soprattutto meno capacità di stare al passo coi tempi, meno innovazione, meno energie fresche. Farmindustria ha da tempo questa consapevolezza, quest’incontro che fa ogni anno è importante, ma soprattutto è importante quello che molte aziende farmaceutiche fanno per la conciliazione fra lavoro e vita privata. Proprio adesso Farmindustria ha aderito al codice deontologico che noi abbiamo lanciato.

Noi abbiamo due iniziative. Una è la certificazione di genere, su cui abbiamo ottimi risultati, in quanto è stato già raggiunto l’obiettivo che ci eravamo posti per il 2026: sono oltre 1500 le aziende che hanno aderito, e sono ufficialmente certificate. L’altra è il lancio del codice deontologico che è invece a adesione volontaria e non prevede premialità, ma implica uno sforzo di collaborazione da parte delle aziende per raggiungere l’obiettivo dell’incremento di natalità”.

In Italia è più facile abortire che partorire

“In Italia è più difficile trovare un ospedale dove andare a partorire piuttosto che uno dove andare ad abortire, come dice la Relazione annuale delle Regioni al Parlamento”. Ha detto la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Eugenia Roccella, a margine di un convegno di Farmindustria sulla Natalità, anticipando il contenuto del suo intervento all’interrogazione in programma oggi al Question time della Camera.

“Quindi, se vogliamo porci un problema di salute e femminile – ha aggiunto – dobbiamo porcelo a tutto tondo e quindi anche sul parto e non soltanto sull’interruzione di gravidanza”.

“L’applicazione della legge 194 è in capo soprattutto alle Regioni – ha sottolineato Roccella – Basta leggere la Relazione al Parlamento che viene fatta ogni anno e che parte da una raccolta dati che non ha eguali in Europa, è una raccolta dati molto puntuale e dettagliata. Tra l’altro non manipolabile sul piano politico, perché viene fatta da tutte le Regioni e poi attraverso l’Istat e l’Istituto superiore di sanità i dati vengono elaborati”. Relazione “che dice esattamente il contrario di quello che chiedono gli interroganti”.

“L’accesso all’aborto è assolutamente garantito – ha precisato Roccella – Fra l’altro si sottolinea che, in una situazione in cui ci sono contenziosi su tutti gli ambiti della sanità, non ci sono contenziosi per quanto riguarda l’Ivg, quindi con relativa richiesta dei risarcimenti, anche questo aspetto va sottolineato. Ma comunque il carico di lavoro per i non obiettori, cioè per chi materialmente esegue l’interruzione volontaria di gravidanza, è di meno di un aborto a settimana, lo 0,9%. Quindi non c’è questo carico di lavoro che evidentemente crea un problema sull’obiezione di coscienza”.

La presenza femminile è stata sempre forte nella storia d’Italia

“Io ci tengo molto all’aspetto culturale, e quindi alla legge che abbiamo fatto, quella per facilitare l’accesso delle ragazze alle materie Stem che, come è noto, sono le materie del futuro e che aprono più possibilità lavorative. Io tengo tantissimo al progetto che abbiamo lanciato l’8 marzo sul riconoscimento del protagonismo femminile nella storia della nostra Nazione”.

“L’Italia delle donne – prosegue la ministra – si chiama il progetto con cui vorremmo far emergere dai territori le figure femminili che hanno fatto la storia dell’Italia ma che sono state dimenticate e non sono nei libri di testo. Tante non sono conosciute neanche nel proprio territorio e quindi speriamo che attraverso questo progetto, che coinvolgerà i comuni, gli assessorati alla cultura ma anche le biblioteche, gli archivi, tutti i soggetti che sono attivi in ambito culturale, si ricomponga questa presenza femminile della storia d’Italia”.

Conclude Roccella: “Penso che questo serva a far capire che le donne non sono una minoranza ma una maggioranza e sono sempre state brave, presenti e combattive”.

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