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Ice: è crollo delle esportazioni, la ripresa non prima del 2022

Cresceva dal 2010, l’export italiano. Una marcia interrotta dal Covid-19, che segna una brusca frenata e fa perdere tre anni all’avanzata delle esportazioni italiane. Lo rivela la XXXIV edizione del Rapporto sul commercio estero “L’Italia nell’economia internazionale”, realizzato dall’Agenzia Ice in collaborazione con Prometeia, Istat, Fondazione Masi, Università Bocconi e Politecnico di Milano.
Nel 2019 l’export italiano ha registrato una crescita del 2,3% e la bilancia commerciale un saldo positivo di 53 miliardi di euro. Nel 2020 le esportazioni italiane subiranno un rallentamento e chiuderanno l’anno in flessione del 12%, a prezzi costanti, per poi crescere del 7,4% nel 2021 e del 5,2% nel 2022, anno su anno.

In questo quadro, l’export del nostro Paese tornerà ai livelli del 2019 solo nel 2022. La ripresa degli scambi mondiali nel 2021 sarà guidata dall’aggregato degli Emergenti, Asia e Cina in testa. Il maggiore utilizzo dell’e-commerce, in questi Paesi, potrebbe diventare strutturale, agendo da volano per gli scambi, soprattutto nell’ambito dei beni di consumo.
Nelle categorie merceologiche, i cali più importanti nel 2020 sono previsti nei mezzi di trasporto, con l’import mondiale di autoveicoli e moto in contrazione del 16% a prezzi costanti e una domanda globale di cantieristica in forte flessione (-12%). Il ridimensionamento potrà essere più contenuto nei settori meno ciclici e favoriti nel paniere di spesa associato all’emergenza, quali la chimica farmaceutica (-9,6%), l’alimentare e bevande (-10,6%) – con una forte contrazione della domanda del canale Ho.Re.Ca – e elettronica ed elettrotecnica (- 10% circa).

“I dati consuntivi confermano che nel 2019 l’export italiano godeva di un ottimo stato di salute – afferma Carlo Ferro, presidente dell’Agenzia Ice – l’export aveva terminato l’anno con una crescita del 2,3%, attestandosi a 476 miliardi di euro e mantenuto la quota di mercato sul commercio mondiale stabile al 2,84%. Un risultato importante perché ottenuto in un periodo turbolento sui mercati mondiali, particolarmente per i Paesi europei, stretti nella disputa commerciale Usa-Cina, pressati dai dazi americani su molti beni esportati dall’Europa e confusi nell’incertezza su tempi e termini della Brexit – continua – anche i primi due mesi del 2020 sono stati positivi per l’export: +4,7% tendenziale, nonostante a febbraio fosse già evidente il rallentamento dei flussi con la Cina. Istat ha recentemente pubblicato le rilevazioni del periodo gennaio-maggio 2020 che vedono l’export in caduta tendenziale del 16%, sintomo evidente della pandemia globale, da una parte. Dall’altra, l’andamento congiunturale segna una crescita del 35% da aprile a maggio: primo segno di ripresa delle attività”, conclude Ferro.

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