Le incognite sono molteplici dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto dazi sui beni provenienti da Canada, Messico e Cina.
Con l’introduzione di tariffe Usa ci saranno ritorsioni, prevede Jeffrey Cleveland, chief economist di Payden & Rygel, i consumatori e le imprese potrebbero cambiare le proprie preferenze di acquisto, le merci d’importazione potrebbero essere sostituite da altri beni di consumo, i Paesi esportatori potrebbero modificare le rotte commerciali o Trump potrebbe tornare sui suoi passi.
Tuttavia, alcuni effetti delle misure tariffarie sono prevedibili, come un impatto negativo su consumatori e aziende americane.
TASSA PIÙ SIGNIFICATIVA DAL DOPOGUERRA
“Sicuramente, i dazi appena introdotti sono tra le tasse potenzialmente più significative per le famiglie e le imprese statunitensi nel dopoguerra”, ha dichiarato Cleveland.
Molte ricerche confermano che i consumatori e le imprese sarebbero in grado di sopportare l’incidenza delle tariffe, il cui impatto, tuttavia, varia nelle stime.
Secondo le letture più prudenti, dazi del 10% si tradurrebbero in un aumento dell’imposta sui consumi di circa 1.500 dollari all’anno per famiglia, mentre, secondo altre, il gettito oscillerebbe tra i 1.900 e i 7.600 USD all’anno per famiglia.
In prospettiva, i tagli fiscali introdotti dalla prima amministrazione Trump avevano ridotto l’onere fiscale per famiglia di 1.570 USD all’anno.
INVESTITORI TEMONO INFLAZIONE
Quando i redditi non tengono il passo con gli aumenti dei prezzi, tendenzialmente, i consumatori riducono le spese e l’effetto netto sul livello generale dei prezzi è difficile da delineare.
A complicare ulteriormente le cose, i prodotti colpiti dalle tariffe Usa, inclusi quelli intermedi, riguardano circa il 25% della spesa totale dei consumatori per i beni, ovvero il 10% dell’indice Pce totale, mentre il resto è rappresentato dai servizi.
Non sorprende che gli investitori siano preoccupati per l’inflazione, dato che durante la crisi delle catene di approvvigionamento del gennaio 2022, i beni di base rappresentavano il 35% dell’inflazione Pce core.
POSSIBILE INVERSIONE CRESCITA USA
L’analista prevede che l’impatto negativo delle tariffe sulla crescita si rivelerà più significativo dell’inflazione, dato che la salute dei consumatori è stata un pilastro fondamentale dell’economia statunitense nel corso degli ultimi anni.
Oltre che deteriorare il reddito dei consumatori, i dazi danneggiano le imprese aumentando i costi dei fattori produttivi e creando un clima di incertezza.
In base alle stime più prudenti, che prevedono un impatto di 1.500 USD per famiglia all’anno, i dazi potrebbero ridurre dello 0,5% la crescita annuale del Pil Usa.
La flessione appare contenuta per un’economia che è cresciuta a un tasso annualizzato del 2-3% in nove degli ultimi dieci trimestri, ma i modelli potrebbero sottovalutare l’impatto delle tariffe sulla crescita.
CI SARANNO RITORSIONI
I più colpiti dai dazi saranno i Paesi che più dipendono dal commercio con gli Stati Uniti, come Messico, Canada, Singapore e Corea del Sud ed è probabile che non mancheranno le ritorsioni, che si sono già presentate nel caso del Canada.
Nel 2018, Pechino reagì alle tariffe introdotte da Trump con dazi che danneggiarono diverse industrie statunitensi, tra cui quella agricola.
L’amministrazione repubblicana, a sua volta, aumentò i sussidi per questo settore, impiegando quasi tutti i proventi derivanti dalle tariffe sulle importazioni cinesi.
EFFETTO DISINFLAZIONISTICO SU LUNGO TERMINE
“Potrebbe essere necessario del tempo, ma è probabile che i tassi di interesse a breve e a lungo termine scenderanno non appena gli investitori si renderanno conto del fatto che i dazi penalizzano la crescita”, prevede l’analista.
Cleveland si aspetta che la Federal Reserve guarderà oltre gli aumenti dei prezzi una tantum e si concentrerà sui rischi negativi per la crescita, purché l’inflazione rimanga sotto controllo.








