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Sergio Harari (Corriere della Sera): «No vax: un problema globale, non solo italiano»

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L’opposizione alla campagna vaccinale non è solo un problema italiano, ma di tutto il mondo. Lo afferma Sergio Harari, che sottolinea come anche «in Israele, dove la campagna vaccinale è partita per prima e ha i dati migliori al mondo, gli ospedali sono pieni di non vaccinati». Risulta quindi «difficile vincere l’irrazionalità e ricondurre alla ragione quello che alla ragione sfugge».

«Forse abbiamo sbagliato a non dire subito che una terza dose sarebbe stata una opzione, che i vaccini sono la salvezza ma hanno dei limiti, come tutto in medicina. D’altra parte, la comunicazione non è certo stata la migliore possibile e molti errori sono stati commessi (AstraZeneca docet…), ma non potevamo sapere tutto prima e avevamo urgenza di avere una via di fuga dalla strage che ogni giorno il virus imponeva al mondo».

«Se questa ondata ha numeri ben diversi dall’autunno 2020 lo dobbiamo a quella scelta e a come sono state disegnate le tempistiche degli studi registrativi sui vaccini. Solo adesso scopriamo quanto dura l’effetto protettivo da infezione, ospedalizzazione e da forme gravi».

«Se oggi abbiamo armi terapeutiche che possono mitigare l’aggressione virale, come gli anticorpi monoclonali e i nuovi farmaci in arrivo a breve, e disponiamo di vaccini dalla straordinaria efficacia e assoluta sicurezza lo dobbiamo alla ricerca e alla medicina, ma la conoscenza è, per definizione, un fenomeno sempre in divenire».

«In questi giorni dobbiamo affrontare tre problemi urgenti: il primo e più importante sono i non vaccinati, sono troppi e costituiscono una pericolosa mina vagante per loro stessi e per la nostra sanità, il secondo è che dobbiamo implementare in tempi rapidissimi la terza dose e, in ultimo, dobbiamo far decollare al più presto la campagna per la vaccinazione pediatrica».

«Tutti e tre questi fattori sono strettamente legati e da loro dipende il futuro dell’Italia e della sua ripresa, i rischi sono nuove restrizioni con ospedali ancora in crisi e nuovi lutti. Un quarto elemento meno facilmente controllabile è lo scenario mondiale, credo sia ormai chiaro che da questa pandemia si esce tutti assieme con uno sforzo collettivo di solidarietà e con una strategia di salute globale».

«I dati di cui disponiamo sono molto solidi: i vaccini sono efficacissimi, sebbene la loro azione si attenui con il tempo, e hanno effetti collaterali rarissimi e assai scarsi, per lo più, ben gestibili. La terza dose agisce come un richiamo sul nostro sistema immunitario garantendo una elevatissima protezione (anche se non esiste una copertura assoluta, sporadiche forme non gravi in soggetti con importanti fattori di rischio si sono registrate in Israele anche dopo la terza dose) e rappresenta l’argine che dobbiamo frapporre alla recrudescenza della diffusione del virus».

«Il suo timing è ancora in via di definizione, potrebbe essere in futuro anticipato rispetto agli attuali sei mesi come ha già fatto l’Inghilterra. Dobbiamo insistere con la popolazione, anche con azioni indirette, per esempio abbreviando la durata di validità del green pass, per far eseguire senza esitazioni e rinvii la terza dose, è un messaggio sul quale i cittadini tendono ad avere un po’ di rilassatezza, comprensibile ma non giustificabile. Le misure di protezione — mascherine, distanziamento, lavaggio mani — vanno riprese con attenzione e sistematicità».

«Resta poi il tema di come convincere gli oltre sette milioni di italiani recalcitranti al vaccino, da loro dipende cosa accadrà nelle prossime settimane, se affolleranno i nostri ospedali saremo tutti costretti a nuove restrizioni mentre il sistema Paese conoscerà un nuovo fermo. Un ruolo importante spetta ai medici, particolarmente a quelli di famiglia, che non sono ancora tutti ben consci della funzione fondamentale di responsabilità di cui sono portatori».

«Si tratta, tuttavia, di una responsabilità condivisa, compete a tutti persuadere i nostri concittadini al passo che aiuterà loro stessi e la collettività, parlando ma anche attraverso azioni concrete. In quanti ristoranti e locali sono controllati seriamente i green pass? Quante verifiche sono effettuate dalle forze dell’ordine? Eppure, nuove limitazioni sarebbero una sciagura per tutti».

«La situazione che stiamo vivendo è ben diversa da quella di un anno fa ma resta ancora un pezzo di strada da fare per arrivare a un livello di accettabile convivenza con il virus, tutto dipende da come sapremo implementare le vaccinazioni e dal rispetto delle misure preventive, solo così potremo superare con minori danni questa ennesima ondata e guardare alla prossima primavera con maggiore serenità».

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