“Il mantra deve essere la neutralità tecnologica, più fonti, tutte le fonti e politiche energetiche più flessibili e incentivi per l’industria”.
Lo ha detto il presidente di Confindustria Energia, Guido Brusco, nel corso di un’intervista a TgCom24 sulle ricette per uscire dalla crisi energetica in atto scaturita dalla guerra in Medio Oriente.
“In circa vent’anni l’Europa ha perso oltre 30 raffinerie, di cui sei in Italia.
L’Europa già prima del conflitto russo-ucraino importava il 20% del fabbisogno di gasolio, il 35% del combustibile per aeromobili dalla Russia e dal Medio Oriente.
Quando la crisi russo-ucraina ha redistribuito la geografia dei clienti, l’Europa e l’Italia hanno aumentato l’import dal Medio Oriente in particolare il combustibile per aerei”.
“Nel lungo periodo”, ha aggiunto, “bisognerà aumentare la capacità produttiva delle raffinerie, la competitività e la logistica.
In questo senso un intervento europeo potrebbe favorire una maggiore competitività del nostro sistema”.
“Per quanto riguarda il gasolio in Italia”, ha spiegato Brusco, “il sistema è sostanzialmente bilanciato, produciamo tanto gasolio raffinato in Italia quanto ne usiamo.
Sul jet fuel bisognerà ancora contare sull’import.
Noi importiamo circa il 30% ma ci sono ancora volumi.
Tuttavia se dovesse perdurare questa crisi bisognerà affrontare un razionamento, una riduzione dei consumi e dei voli e le compagnie si stanno già attrezzando in tal senso”.
“Il sistema energetico è un sistema globale e interconnesso e strutturalmente fragile”, ha evidenziato il presidente di Confindustria Energia.
“E lo dimostrano le crisi geopolitiche e l’impatto che vediamo sui prezzi.
Le due crisi, quella russo-ucraina e quella più recente nel Medio Oriente, sono due crisi che in qualche modo si parlano.
La prima crisi ha innescato quella che io chiamo una redistribution del greggio, dei prodotti raffinati e del gas, soprattutto a livello geografico, perché la crisi russo-ucraina di fatto non ha fatto sparire i volumi, ma ha soltanto ridistribuito i clienti.
Quella nel Medio Oriente ha un impatto più diretto sulla disponibilità di volumi.
Sono proprio spariti dei volumi e lo vediamo oggi quando si parla della disponibilità del combustibile per gli aeromobili, del gasolio e anche della benzina.
E questa crisi ci colpisce in un momento in cui il sistema è già strutturalmente indebolito”.
I settori più colpiti “sono quelli ad alta intensità energetica che rappresentano una parte molto importante della filiera industriale europea e nazionale.
Ma non sono gli unici che stanno affrontando queste pressioni.
Un settore che sta soffrendo è quello dell’automotive che da un lato sta affrontando la transizione tecnologica verso l’elettrico e dall’altro una competizione globale sempre più intensa e costi energetici più elevati rispetto ad altre aree del mondo.
Su questo bisogna coordinare al meglio le politiche energetiche, industriali e tecnologiche”.








