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[L’Intervento] Greta Tellarini (Giurista): «Perché è importante in Italia la zona economica esclusiva (ZEE)»

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Con un’ampia convergenza politica il Parlamento italiano, pochi giorni fa, ha approvato la legge che prevede l’istituzione della zona economica esclusiva (ZEE) in Italia. La proposta di legge, presentata dalla deputata Di Stasio (M5S), trovava il proprio fondamento giuridico nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare (UNCLOS), sottoscritta a Montego Bay il 10 dicembre 1982, che attribuisce agli Stati costieri il diritto di istituire una zona economica esclusiva.

La zona economica esclusiva (ZEE) è la zona al di là del mare territoriale e ad esso adiacente, che si estende per non oltre 200 miglia marine dalle linee di base, da cui si misura la larghezza del mare territoriale, ed in cui lo Stato costiero è titolare di una serie di diritti e doveri. In tale zona esso gode di diritti sovrani “sia ai fini dell’esplorazione, dello sfruttamento, della conservazione e della gestione delle risorse naturali, biologiche o non biologiche, sia ai fini di altre attività connesse con l’esplorazione e lo sfruttamento economico della zona, quali la produzione di energia derivata dall’acqua, dalle correnti e dai venti” ed esercita la propria giurisdizione in materia di “installazione e utilizzazione di isole artificiali, impianti e strutture; ricerca scientifica marina; protezione e preservazione dell’ambiente marino” (art. 56).

Nella zona economica esclusiva tutti gli Stati, sia costieri, sia privi di litorale, godono delle libertà di navigazione e di sorvolo, di posa in opera di condotte e cavi sottomarini e di altri usi del mare leciti in ambito internazionale, collegati con tali libertà. Tuttavia, nell’esercitare i propri diritti e nell’adempiere i propri obblighi nella ZEE, gli Stati devono osservare i diritti e gli obblighi dello Stato costiero e rispettare sia le leggi e i regolamenti emanati dallo Stato costiero, sia le altre norme del diritto internazionale (art. 58). La ZEE diviene effettiva in seguito a proclamazione ufficiale da parte dello Stato costiero, notificata alla Comunità internazionale, e la delimitazione di essa tra Stati con coste opposte o adiacenti avviene sulla base di accordi in conformità al diritto internazionale (art. 74).

Si aprirà, dunque, per l’Italia una lunga e complessa fase di negoziazione con gli Stati limitrofi per la definizione degli accordi di delimitazione della propria zona economica esclusiva, anche se la nuova legge, appena approvata, consentirà soluzioni provvisorie, in attesa del perfezionamento degli accordi, prevedendo che i limiti esterni della zona economica esclusiva siano definiti in modo da non compromettere od ostacolare l’accordo finale. 

L’accelerazione dell’iter di approvazione della proposta di legge ed il progressivo aumento dell’attenzione politica verso gli interessi marittimi nazionali hanno rappresentato la risposta concreta all’esigenza prioritaria di evitare l’eventuale esclusione del nostro Paese dalla corsa, già intrapresa da molti Stati costieri, alla “territorializzazione” del Mediterraneo: un bacino semichiuso, di limitate dimensioni, in cui  la delimitazione degli spazi marini e l’attivazione di procedure di estensione della giurisdizione costiera, oltre il limite del mare territoriale, risultano indubbiamente molto complesse. Questa la ragione, peraltro, che ha spinto negli ultimi anni molti Stati mediterranei, tra cui l’Italia, ad optare per l’istituzione di zone “minoris generis”, in cui poter esercitare un numero più limitato di competenze rispetto a quelle esercitabili nella ZEE: “zone di pesca esclusiva” per lo sfruttamento e gestione delle risorse naturali e “zone di protezione ecologica” in funzione della protezione dell’ambiente marino.

Con la legge n.61/2006 l’Italia ha istituito “zone di protezione ecologica”, a partire dal limite esterno del suo mare territoriale, entro le quali esercitare giurisdizione in materia di protezione dell’ambiente e degli ecosistemi marini e del patrimonio culturale subacqueo e che ora verranno assorbite all’interno della istituenda zona economica esclusiva. Analogamente, diversi Stati europei ed africani che si affacciano sul mare Mediterraneo hanno proceduto alla istituzione della propria zona economica esclusiva (es. Turchia, Cipro, Israele, Siria, Monaco, Egitto, Marocco, Croazia e Libano) ovvero alla conversione delle loro precedenti “zone di protezione ecologica” o “zone di pesca esclusiva” in zone economiche esclusive (es. Francia, Spagna, Libia).

Nell’attuale momento storico, in cui diversi Stati stanno guadagnando un ruolo strategico nel Mediterraneo, anche imponendo posizioni fortemente conflittuali, come nel caso della Turchia, Grecia e Algeria, l’istituzione della ZEE italiana costituisce un elemento di prioritaria rilevanza per l’assetto geo-politico ed economico del nostro Paese nel mare Mediterraneo, un bacino che indubbiamente sembra assumere sempre maggiore centralità nell’ambito delle dinamiche internazionali.

L’istituzione della ZEE consentirà all’Italia la gestione e la tutela del proprio patrimonio marino, esercitando diritti esclusivi di sfruttamento sia delle risorse naturali, con il sostegno delle imprese ittiche nazionali ed il contrasto all’attività di pesca illegale, sia delle risorse minerarie presenti al largo delle nostre coste, ma promuovendo, altresì, attività di ricerca scientifica finalizzata alla salvaguardia dell’ecosistema marino e costiero e della sua biodiversità. É evidente che ciò comporterà una maggiore estensione della nostra giurisdizione in termini geografici, con conseguente coinvolgimento e coordinamento di forze e competenze diverse ai fini del controllo e della tutela dell’area (Marina militare, Corpo delle capitanerie-Guardia costiera, Guardia di finanza).

L’istituzione della zona economica esclusiva consentirà, dunque, lo sviluppo, nell’ambito della strategia della “Blue Economy”, di tutte le attività economiche che ruotano intorno alla risorsa mare e che coinvolgono anche le nostre comunità costiere, ma, in una prospettiva di più ampio respiro, contribuirà, altresì, a consolidare la consapevolezza comune del ruolo strategico che in ambito nazionale deve assumere l’economia marittima e rinnovare l’interesse delle istituzioni e dei decisori politici a porre il mare al centro delle strategie di sviluppo territoriale del Paese.

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