[L’intervento] Greta Tellarini (giurista): «Per il rilancio dell’Economia del Mare serve una Governance adeguata e unitaria»

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È recente la notizia della costituzione di una Cabina di regia interministeriale sul mare, che vede la partecipazione di rappresentanti del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Ministero dell’interno, Ministero della Difesa, Ministero dello sviluppo economico, Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nonché l’intervento del Presidente della Federazione del mare.

Obiettivo della Cabina di regia interministeriale è quello di affrontare temi strategici per il Paese come la c.d. Blue economy, che riguarda lo sfruttamento sostenibile del mare e delle sue risorse, e come la delimitazione degli spazi marini alla luce della presentazione del disegno di legge sull’istituzione per l’Italia di una zona economica esclusiva (ZEE). Nel corso della prima riunione è emersa l’importanza di un coordinamento tra i numerosi attori che sono coinvolti ed interessati alla gestione delle attività di regolamentazione e di sviluppo dell’economia del mare.

Già a partire da questa lodevole iniziativa, che vede il coinvolgimento di numerosi soggetti governativi, si intuisce come si stiano facendo strada la consapevolezza della rilevanza strategica ed economica che il bene “mare” può assumere nel nostro sistema Paese e la necessità di una visione unitaria ed integrata delle problematiche ad esso connesse.

Con la soppressione nel 1993 del Ministero della marina mercantile, istituito nel 1947, le competenze ad esso attribuite vennero ripartite fra diversi dicasteri. Oggi, infatti, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è il principale erede delle competenze che erano state in capo al Ministero della marina mercantile; al Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare sono assegnate le funzioni relative alla protezione dell’ambiente marino ed al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali sono attribuite le competenze su pesca marittima ed acquacoltura, mentre il Ministero per lo sviluppo economico svolge funzioni in materia di estrazioni minerarie in mare.

Questa frammentazione di competenze non rappresenta oggi una soluzione adeguata, in linea con le scelte strategiche operate in ambito comunitario e rivolte da anni a sostenere una Politica marittima integrata (PMI) per l’Unione europea (Libro Blu della Commissione del 10 ottobre 2007), che presuppone un preciso quadro di governance coordinata delle attività connesse agli usi del mare, diretta dalla Direzione generale affari marittimi e pesca (DG Mare), in grado di esaltare le interconnessioni tra i diversi ambiti ed incoraggiare lo sfruttamento integrato dei mari.  

Il rilievo che la risorsa mare assume sotto il profilo economico e geopolitico ha indotto alcuni Paesi europei a tradurre concretamente tale consapevolezza nella creazione di una governance adeguata ed unitaria attraverso l’istituzione di un Ministero ad hoc (es. Ministero del mare in Grecia, Cipro, Portogallo) o di una figura istituzionale di riferimento (es. Segretariato del mare in Francia). Nel nostro Paese, che vanta più di 8000 km di costa e quasi 200 mila imprese impegnate nella cosiddetta “economia del mare”, la questione è sempre stata oggetto di cicliche e fugaci riflessioni.

La nostra “economia del mare” comprende, in senso ampio, la gestione dei porti e dei retroporti, i trasporti e la logistica, le attività cantieristiche, la pesca e l’acquacoltura, la gestione integrata delle coste, il turismo nautico, le estrazioni marine: un insieme di settori diversi che richiedono da tempo una visione unitaria, integrata e sostenibile, che possa tradursi, da un lato, in una vera e concreta strategia nazionale per l’economia marittima nel suo complesso e, dall’altro, nella realizzazione di un nuovo modello di governance, su cui convergano le competenze attualmente ripartite fra i vari dicasteri ed a cui affidare il coordinamento delle politiche e delle azioni attuabili nel comparto marittimo.    

E dunque, all’alba della sfida del Recovery Fund e di una nuova fase di rinascita non solo per l’Italia, può essere questo il momento storico ideale per una scelta determinante per il rilancio della nostra economia e, più in generale, del nostro Paese: l’istituzione di un Ministero del mare o di un Segretariato generale del mare alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che possa assurgere a promotore nello sviluppo di una strategia nazionale per l’economia del mare, attraverso una visione organica d’insieme delle diverse componenti, e possa diventare protagonista vero della futura politica marittima comunitaria.

Già Confindustria qualche anno fa auspicava l’istituzione di un Ministero per il mare, intuendo le grandi potenzialità della risorsa mare nello sviluppo dell’economia italiana; ora è l’intero cluster marittimo a chiederlo a gran voce all’attuale Governo. L’economia del mare rappresenta oggi un punto di forza dell’economia italiana, ma potrà assumere un ruolo di vero rilancio del Paese solo se sarà dotata di una governance adeguata ed unitaria, che sappia valorizzare risorse e potenzialità in un sistema organico di competenze e politiche di sviluppo.

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