«L’Eurozona subirà probabilmente un doppio colpo» dal rialzo dei prezzi del petrolio e del gas naturale. Questo è quanto emerge da un report di Goldman Sachs, che evidenzia come in seguito all’invasione russa in Ucraina la risposta data dai Paesi occidentali potranno «esacerbare lo squilibrio tra domanda e offerta che è alla base dell’impennata dell’inflazione globale», con un impatto modesto sul commercio (la Russia rappresenta meno del 2% del totale globale) e più significativo sul petrolio (Mosca copre l’11% del consumo globale) e sul gas (17% del totale globale e il 40% di quello dell’Europa occidentale).
I due scenari e gli impatti sul Pil
L’impatto si farà sentire soprattutto se fosse interrotta la fornitura di gas russo all’Eurozona: «In uno scenario di base in cui il gas russo continua ad arrivare e il problema è solo un aumento dei prezzi, si stima un impatto ulteriore pari allo 0,6% del Pil nel 2022, per un impatto energetico negativo totale dell’1,2%», si legge nel report, in cui si precisa che «in uno scenario più sfavorevole, in cui le spedizioni di gas russo attraverso l’Ucraina sono ridotte, il peso sul Pil dell’area euro sarebbe di circa l’1%, con Germania e Italia più colpite». Ma in uno scenario avverso, con uno stop alle forniture di gas, «l’impatto a livello di Eurozona potrebbe salire al 2,2% per l’intero anno».
Il rischio più grande
L’impatto del rialzo dei prezzi del petrolio, invece, si fa sentire di più negli Stati Uniti, dove l’economia si sta già surriscaldando: «Non abbiamo modificato la nostra previsione di base secondo cui la Fed effettuerà sette rialzi nel 2022, quasi certamente iniziando con una mossa di 25 punti base il 16 marzo», si legge nel documento, in cui si sottolinea che «c’è un certo rischio che il nuovo shock dei prezzi disancori le aspettative d’inflazione e costringa il Fomc a stringere con incrementi di 50 punti base».
«Ma c’è un rischio ancora più grande che lo shock avverso all’economia globale inneschi una grande stretta nelle condizioni finanziarie che convinca la Fed a mettere in pausa (o addirittura a invertire) i rialzi prima del tempo». Goldman Sachs fa inoltre notare che «la Cina è meno vulnerabile allo shock perché non ha l’esposizione dell’Europa al gas naturale russo». Tuttavia, l’aumento del prezzo del petrolio «rafforza la previsione di crescita economica al di sotto del consenso del 4,5%, un punto sotto l’obiettivo ufficiale».
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