Sono molte le ragioni per le quali è prevedibile che alle prossime elezioni europee metà degli aventi diritto non si recherà alle urne.
L’Europa è per molti un’esperienza vissuta personalmente soprattutto in quanto ha offerto la possibilità di muoversi liberamente, di studiare o lavorare all’estero, di conoscere altre culture e altre tradizioni.
Ma la politica è un’altra cosa, è poco attrattiva in genere e in particolare se il sistema istituzionale cui si riferisce è complesso e poco efficace.
Si vota un Parlamento che però non nomina un governo, la Commissione, di fatto subordinata a un Consiglio espressione diretta degli Stati membri.
Nota positiva rispetto al passato, è che, almeno in Italia, nessun partito o movimento di un certo peso proclama di voler uscire dall’Unione o rinunciare all’Euro.
Con tutta probabilità l’opinione pubblica italiana e continentale valuta positivamente la rapida reazione alla pericolosa crisi pandemica con il lancio di un Piano per le prossime generazioni.
Tuttavia, questo intervento, incarnato nelle nebbie del PNNR, non è sufficiente a scaldare l’interesse per il voto.
E poi, mancano i grandi leader europeisti e una scommessa forte e credibile per il futuro.
Bisogna ribadire che per il cittadino comune non sono immediatamente visibili i benefici di quelle rilevanti risorse da decenni a disposizione dell’Italia per ridurre i divari territoriali e sociali.
I Fondi strutturali destinati a risollevare le “aree meno sviluppate e le persone più fragili” non sono ancora riusciti a ottenere tangibili risultati.
Basta consultare i dati di Open Coesione per verificare la capacità di trasformare le risorse europee in opere e servizi.
Con riferimento al Ciclo di programmazione 2016-2020 dei fondi ordinari europei (non PNNR), ad oggi su 154 miliardi di risorse pubbliche sono stati effettuati pagamenti per 72 miliardi, ovvero dopo più di 3 anni dalla prevista conclusione è stato effettivamente erogato solo il 46% delle disponibilità.
Dell’oltre un milione di progetti risulta concluso il 14%, liquidato l’11%, il 71% è ancora in corso e il 4% mai avviato.
Considerando, poi, il Ciclo di programmazione in corso (2021-2027) i pagamenti effettuati non superano il 4%.
Con questi risultati, è difficile far sentire vicine ai cittadini le istituzioni europee che della coesione sociale hanno fatto una delle principali fonti della loro legittimazione.








