“La decisione della Bce di alzare i tassi al 2,25% ci preoccupa su due fronti.
Il primo: l’efficacia della misura è tutt’altro che garantita, perché l’inflazione che stiamo vedendo non nasce dalla domanda interna ma dai prezzi dell’energia, gonfiati dalla guerra in Medio Oriente.
Alzare il costo del denaro non spegne una fiamma che brucia altrove.
Il secondo fronte è quello che ci riguarda più da vicino: il rischio che questo rialzo si trasmetta rapidamente al credito bancario, innescando una stretta sui finanziamenti a famiglie e imprese.
Per le piccole e medie imprese italiane, che già operano con margini di liquidità ridotti, un aumento dei tassi sui prestiti non è una variabile astratta: è un ostacolo concreto alla sopravvivenza e alla crescita”.
Lo dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
“Chiediamo alle autorità nazionali di monitorare con attenzione gli effetti sul mercato creditizio interno e di valutare misure di sostegno alla liquidità prima che il danno diventi strutturale” aggiunge Spadafora.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, la decisione della Banca centrale europea di portare i tassi di riferimento al 2,25% apre interrogativi che meritano una risposta chiara, prima che le conseguenze si scarichino su famiglie e imprese.








