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Giuseppe Pasini, presidente Feralpi: “L’acciaio è in frenata” | L’analisi

Rallentamento economico, stato di salute della Germania, prezzo dell’energia, politiche europee.

Il re dell’acciaio Giuseppe Pasini, presidente di Feralpi, gruppo da 2,5 miliardi di fatturato, analizza con Milano Finanza la congiuntura alla luce degli ultimi dati economici e dice: “Non ci sono fattori di stimolo, la Bce dovrebbe smettere di rialzare i tassi”.

La produzione industriale italiana ha fatto -2,6% nei primi sette mesi dell’anno. E la Commissione Ue ha abbassato le stime sulla crescita italiana per il 2023 dal +1,2% al 0,9%. Che sta succedendo?

La produzione nazionale di acciaio dei primi sette mesi dell’anno è diminuita del 4,8%, dove i prodotti lunghi hanno fatto registrare un -4,3% e i piani un -6,4%.

in corso un evidente rallentamento nella siderurgia dovuto alla frenata dell’economia.

Non credo però che, seppur corrette al ribasso, le stime siano negative.

Perché?

Di fronte alla recessione della Germania, che quest’anno farà -0,4%, l’Italia continua comunque a crescere.

La Bundesbank rifiuta l’appellativo di “malato d’Europa” per la Germania. Cosa sta succedendo al di là delle Alpi?

In Germania sta pesando il calo dell’export extra-europeo.

La crisi immobiliare cinese si fa sentire, mentre l’Italia subisce il rallentamento dell’Europa e, in particolare, di Berlino.

Siamo i primi clienti dei tedeschi.

Giocoforza anche la manifattura italiana sta accusando il colpo.

Se a questo aggiungiamo che Berlino, che non ha debito, non usa la leva del deficit per spendere, la congiuntura non può certo migliorare.

A differenza dell’Italia che pagherà anche il crescente rialzo dei tassi, la Germania potrebbe invece permettersi maggiore debito.

Ma c’è anche un altro fattore.

Quale?

La recessione tedesca è legata pure al prezzo del gas.

Come l’Italia, anche Berlino si riforniva dalla Russia, almeno per il 45%.

L’energia è cara anche in Germania.

Ma siamo lontani dai prezzi di agosto 2022.

Sì, ma nell’ultimo mese e mezzo il costo è tornato a risalire a causa del mix energetico.

A differenza dell’Italia, però, in Germania si sta investendo maggiormente sull’idrogeno.

una scelta che renderà il prezzo dell’energia più competitivo per Berlino.

Affidandoci ai rigassificatori e diversificando le forniture, l’Italia ha rimpiazzato le forniture russe, esponendosi però ad altre dinamiche. Quale sarebbe stata allora la soluzione ottimale?

Difficile rispondere, ma nel 2022 l’Ue è stata assente sulla politica energetica.

Dazio che anche la Germania sta pagando.

Sempre secondo Bruxelles, però, nel 2024 la Germania uscirà dalla recessione, gli altri Paesi invertiranno il trend mentre l’Italia tornerà alla crescita asfittica.

Da qui a fine anno non cambierà nulla e il primo semestre del 2024 sarà in linea con gli ultimi sei mesi di quest’anno.

Il livello dei tassi d’interesse sta facendo diminuire gli investimenti e fermando il mercato immobiliare.

All’orizzonte non ci sono fattori di stimolo dell’economia europea.

La politica monetaria della Bce poi sta creando molti malcontenti nell’Eurozona.

In un anno, però, ha dimezzato l’inflazione e le stime per il 2024 dicono che si ridurrà ulteriormente.

La Bce, quindi, dovrebbe prendersi una pausa.

All’interno dell’Europa c’è uno scollamento fra istituzioni e Paesi manifatturieri.

Non c’è condivisione su un percorso di stabilità economica.

A Bruxelles si sta discutendo della riforma del Patto di Stabilità. L’Italia propone di scomputare dal calcolo del debito i prestiti del Pnrr. Sufficiente? Già una buona base di partenza, ma non sono così speranzoso che ci venga concesso.

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