«L’Assemblea Nazionale francese ha approvato in via definitiva una legge per incentivare gli investimenti nelle dighe idroelettriche del paese, la seconda fonte di energia elettrica in Francia, ponendo fine a una lunga controversia con la Commissione europea».
Così Giuseppe Argirò, amministratore delegato di Cva e vice presidente di Elettricità Futura.
«La legge, che trasforma il quadro giuridico per i grandi impianti idroelettrici, era molto attesa: entro il 2025, l’energia idroelettrica dovrebbe diventare la seconda fonte di produzione di energia elettrica in Francia dopo il nucleare e la principale fonte di energia rinnovabile, prima dell’eolico e del solare. Lo Stato francese non metterà in gara le concessioni scadute ma ne manterrà la proprietà riscattando le concessioni e risarcendo gli operatori. A loro è il carico di pagare poi un diritto di occupazione, per 70 anni», dice Argirò.
Si tratta di un passaggio di grande rilievo per il futuro dell’idroelettrico europeo, con riflessi diretti anche sul caso italiano, dove le aziende del settore sono pronte ad attivare da subito oltre 15 miliardi di euro di investimenti, con ricadute superiori a 20 miliardi, oggi frenati dall’incertezza sulle concessioni.
«La Francia – spiega – ha scelto di preservare il controllo industriale e strategico delle proprie grandi infrastrutture idroelettriche, individuando insieme alla Commissione europea una soluzione che consente di coniugare investimenti, concorrenza e interesse generale».
«Il principio che emerge è particolarmente significativo – continua Argirò – la concorrenza può essere perseguita anche attraverso l’accesso al mercato dell’energia prodotta, senza necessariamente mettere in discussione la continuità gestionale di asset che svolgono una funzione essenziale per la sicurezza energetica nazionale. L’esperienza francese merita un’attenta riflessione anche in Italia».








