“Questa riapertura alla Scala, di nuovo in presenza, è messaggio di speranza e di ripresa”. Parola di Giorgio Armani, che a MFF spiega le ragioni del suo supporto concreto alla fondazione lirica, di cui è divenuto in primavera socio fondatore sostenitore.
Il sostegno finanziario fornito da Armani si dovrebbe ripetere certamente anche il prossimo anno. E anche se la cifra non è stata diffusa, ambienti vicini al teatro parlano di 1,2 milioni di euro. Lo stilista sarà accompagnato da celebrity per ora top secret e avrebbe probabilmente allestito anche il tradizionale gala dinner per 300 persone compreso il capo dello stato Sergio Mattarella, cancellato invece quest’anno per evitare rischi Covid.
Opera protagonista della serata inaugurale di cui Armani è partner è Macbeth, il dramma lirico in quattro atti (musicato da Giuseppe Verdi) che in questa nuova produzione firmata teatro alla Scala, vedrà la regia di Davide Livermore con le scene dello studio Gio’ forma, e Riccardo Chailly in qualità di direttore musicale. Le coreografie saranno a cura di Daniel Ezralow, tra i fondatori della celebre compagnia di danza contemporanea Momix.
“Io sono felice di esserci, ancora una volta, e non solo come spettatore e come milanese, ma come partner della serata e creatore del decoro floreale del teatro (gli addobbi nella sala del Piermarini saranno realizzati da Armani/fiori, ndr)”, aggiunge soddisfatto.
Lo stilista si fa anche portavoce della comunità milanese e ribadisce il suo sostegno al mondo dello spettacolo salutando la nuova stagione con un messaggio sul murale di via Broletto. Un’immagine con il teatro e il suo pubblico, sulla quale campeggia la scritta “bentornata!”. Ma la foto girerà anche per la città, comparendo sulle pensiline delle fermate di autobus e tram di Milano. “Questo è per me, e per Milano, un momento carico di energia e di gioia”.
Domanda: Cosa rappresenta per lei questa riapertura del Teatro alla Scala dopo l’unico 7 dicembre saltato nel dopoguerra? Un simbolo di rinascita?
Risposta: Questa riapertura, di nuovo in presenza, pur in un momento di difficoltà non ancora del tutto superato, ha un grande valore simbolico: quale migliore strumento, se non l’arte, per passare un messaggio di speranza e di ripresa.
D. Che legame ha con questo teatro dove la ricordiamo in compagnia di suoi amici come Sophia Loren o Roberto Bolle? Quali ricordi ha in particolare?
R. Il mio legame con la Scala è molto forte: il teatro è un simbolo della città, un’istituzione da preservare, un luogo di cultura cui sono legati ricordi indelebili di messe in scena toccanti, di serate nelle quali ho avuto la sensazione di nutrire occhi, orecchie e pensieri.
D. Lo scorso anno, in piena pandemia, lei ha vestito alcune delle cantanti e i danzatori del teatro. E poco dopo ha comunicato il suo ingresso nella fondazione. Cosa l’ha spinta a questo gesto di generosità?
R. Penso che i cittadini come me che si trovano in una posizione di notorietà e privilegio si debbano impegnare per la comunità tutta. Il mio supporto come socio fondatore nasce proprio da questo convincimento. La Scala è un simbolo da sostenere, un patrimonio da tramandare. Senza dimenticare quanto il settore delle arti abbia sofferto negli ultimi due anni. Questo ha raddoppiato il mio impegno.
D. In passato ha realizzato i costumi per un memorabile Così fan tutte al Covent Garden con l’Opera di Roma. Per la Scala ha disegnato dei costumi? Ci sta ragionando?
R. Ho lavorato per la Scala, certamente, realizzando i costumi di scena per Erwartung nel 1980, e poi i costumi di scena di alcuni artisti e primi ballerini per la Prima dello scorso anno, che si è svolta a porte chiuse. Lavorare ai costumi per un’opera è molto stimolante, e molto diverso dal cinema perché è maggiore l’impatto visivo dei personaggi sul palco. Mi piacerebbe ripetere l’esperienza, certo.
D. Potrebbe sfilare nel teatro, magari con la couture, Armani prive’?
R. Quanto alla sfilata penso che eviterei. La moda ha i suoi teatri: lascio la Scala alla lirica.
D. La Scala è un’eccellenza di Milano e dell’Italia. In che modo si possono tutelare le eccellenze italiane? Compreso il grande apporto delle aziende di moda…
R. L’unico modo, non mi stancherò di ripeterlo, è fare sistema, coinvolgendo enti e marchi, così come le istituzioni politiche. La tutela del patrimonio deve vivere di azioni collettive e concertate, anche unendo mondo diversi come arte e moda.
D. Il presidente Mattarella l’ha da poco insignita di una grande onorificenza. Vede un’attenzione crescente delle istituzioni per la moda?
R. Sì, la vedo, e penso, nel mio piccolo, di avere contribuito ad attrarre questa attenzione.








