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Giancarlo Giorgetti (ministro Sviluppo): «Con la transizione ecologica rischiamo disastro sociale. Ecco come evitarlo»

Nel suo intervento del Meeting di Rimini, il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti ha parlato dei target europei stabiliti per la transizione ecologica. Giorgetti ha sostenuto che se altri Paesi dovessero accettare «solo a parole queste sfide, senza metterle in pratica» si creerebbe «un disastro sociale di dimensioni inimmaginabili che a sua volta crea dei disastri politici difficilmente gestibili».

«A me sta bene l’obiettivo europeo» ha aggiunto «ma vorrei che tutti facessero altrettanto dagli Stati Uniti alla Cina. Per esempio, nell’acciaio verde ci deve essere un mercato “fair”. Altrimenti poi devo sussidiare con i soldi di tutti».

«Mi sembra evidente che questo tipo di rivoluzione industriale non può non avere delle conseguenze nell’organizzazione sociale e nella riposta della politica. Noi dobbiamo essere politici responsabili».

«L’e-commerce avrà effetti devastanti anche sui posti di lavoro. Però c’è un’altra faccia della medaglia: tutto ciò che è made Italy è cercato nel mondo; oggi con l’e-commerce tutti i produttori, anche piccoli, possono vendere in tutto il globo con la possibilità per molti di arrivare a dei mercati dove altrimenti non sarebbero arrivati».

«Questo» dice «richiede anche spirito imprenditoriale: economia e sviluppo non passano attraverso il Mise» che invece dovrebbe essere «spettatore e regolatore; meno c’è il Mise meglio dovrebbe essere. Poi, interviene quando c’è lo stato di crisi e i processi di transizione che generano» a loro volta «crisi in alcuni settori e aprono spazi di opportunità in altri».

«Due settimane fa sono stato a cena con il ministro dell’economia tedesca e mi ha detto: “quest’anno noi andiamo bene, pensiamo di fare un +4% del Pil”. E per la prima volta nella storia recente, con soddisfazione, gli ho detto che noi pensiamo di fare magari il 6% del Pil. Non è merito di Giorgetti, forse di Draghi, però è un dato di fatto». 

La maggioranza deve mantenere “toni bassi”, per quanto sia possibile in una coalizione eterogenea, quando è più che necessario far prevalere «l’interesse generale del Paese». L’appello di Giancarlo Giorgetti convince il Meeting di Cl, che riserva al ministro dello Sviluppo economico un’accoglienza in grande stile. Il “volto dialogante” della Lega è da sempre uno degli ospiti più ben accolti al Meeting dove quest’anno, non a caso, gli è stato affidato l’incontro conclusivo della settimana riminese. E a Rimini lui conferma la sua propensione all’apertura proprio con un appello ad abbassare i toni.

«Ci sono» spiega «due dimensioni: una dimensione di governo e una dimensione politica. Questo è un Governo particolare che ha una ampia rappresentanza di partiti diversi. Il Governo ha necessità di toni bassi, la politica, in particolare quando ci sono le campagne elettorali ha bisogno di toni alti. Le due cose, che devono essere conciliate, sono difficilmente conciliabili: spero che, in qualche modo, prevalgano gli interessi generali del Paese e quindi che i toni siano bassi», dice Giorgetti. Insomma, «le divisioni nel Governo, purtroppo, sono fisiologiche ma ogni tanto, fortunatamente si vota».

È probabilmente per questo che i toni di Giorgetti siano in qualche maniera più concilianti rispetto a quelli di Matteo Salvini, l’altra “anima” della Lega. Sulle dimissioni del salviniano Claudio Durigon reclamate da Pd e M5S, sottolinea che «quando si è investiti di responsabilità di governo bisogna essere molto attenti a quello che si fa». E comunque, sottolinea, «un membro del governo si dimette o perché glielo chiede il presidente del Consiglio o il segretario del suo partito».

E quindi, l’assist a Mario Draghi. Se è vero che «per fare il presidente del Consiglio Draghi ha bisogno di una maggioranza parlamentare e da qui alla fine della legislatura succedono tante altre cose», d’altra parte Giorgetti ricorda di aver detto «in tempi non sospetti che Draghi fosse una persona quasi indispensabile in una crisi storica come quella che viviamo». Dopodiché tira le somme: «siamo in democrazia e decideranno gli elettori da chi vogliono essere governati». E in vista delle prossime elezioni, a partire dalle amministrative, Giorgetti vede bene la federazione del centrodestra cui stanno lavorando Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

«La vedo favorevolmente, è un percorso. Tra non molto tempo avremo un quadro politico un po’ diverso rispetto a quello attuale», sostiene l’esponente leghista che rinnova le critiche al reddito di cittadinanza. «Prevedeva che ai beneficiari venissero offerte possibilità di lavoro alla declinazione delle quali era subordinata la revoca. Deve essere attuato e applicato integralmente, allora ha un senso; diversamente non può reggere».

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