Considerato il titolo dei cassettisti per eccellenza, grazie ai dividendi pressoché garantiti nei lunghi decenni di storia, le Generali Ass. sembrano improvvisamente aver preso a ruggire anche sul fronte azionario. Senza gran rumore, scrive Milano Finanza, nei giorni scorsi i titoli della compagnia di Trieste hanno superato a più riprese la soglia dei 20 euro, crescendo più di Piazza Affari. È successo martedì 16 gennaio, quando il Leone ha raggiunto e superato la fatidica asticella e la crescita è proseguita fino a venerdì 19 gennaio, quando la compagnia assicurativa ha chiuso in area 20,3 euro, vicino al prezzo obiettivo medio di 20,85 euro raccolto da Bloomberg tra gli analisti e ai 21 euro indicati da Reuters.
Cos’ha spinto così rapidamente in alto le azioni? La soglia dei 20 euro è decisamente significativa per Trieste. Non veniva toccata dall’aprile 2022, alla vigilia della grande battaglia all’ultimo voto a Nordest fra Mediobanca e il gruppo De Agostini, da una parte, e i soci «ribelli» Francesco Gaetano Caltagirone, Leonardo Del Vecchio e Fondazione Crt, dall’altra. In gioco, allora, c’erano le leve del comando nella stanza dei bottoni di Generali. La lenta scalata del costruttore romano e di Delfin che si erano portati complessivamente a ridosso del 20% del capitale e le contromosse di Piazzetta Cuccia (un prestito titoli su quasi il 4,5%) avevano innescato un appeal speculativo che il mercato aveva subito cavalcato, fino alla riconferma di Donnet per un altro mandato.
Un quadro che a inizio aprile aveva anche spinto il prezzo delle azioni Generali sopra i 21 euro. Per ritrovare stabilmente la soglia dei 20 euro bisogna poi andare indietro addirittura a prima del crollo di Lehman Brothers, nel settembre del 2008. Oltre 15 anni fa, un’altra era per le Generali quando a Trieste – un unicum a Piazza Affari – la compagnia era governata da un triumvirato composto dal banchiere francese Antoine Bernheim (come presidente) e da due co-amministratori delegati, Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot.
Da allora il Leone ha cambiato totalmente pelle con l’arrivo al vertice nel 2012 di Mario Greco prima, sostituito poi nel 2016 da Philippe Donnet. Da terminale del salotto finanziario mediobanchesco lungo l’asse Milano-Trieste, le Generali hanno poi rivisto la loro strategia, prima stoppando l’interventismo nelle partite di sistema e riducendo il debito, e poi si sono via via rifocalizzate sul core business, ottimizzando la presenza geografica e crescendo nel ramo danni (anche grazie all’acquisizione di Cattolica) e asset management. Mosse che sono evidentemente piaciute al mercato con il Leone che, parafrasando il titolo del programma e la lista di Caltagirone presentata nei mesi della grande battaglia, Awaking the lion, sembra essersi finalmente svegliato.
Gli occhi sono tutti puntati sull’Investor Day del 30 gennaio in cui Donnet farà il punto sull’execution delle due grandi acquisizioni (da 3,5 miliardi di euro complessivi) messe a segno lo scorso anno nel ramo danni ed Rc Auto.








