Il gender gap come ostacolo alla crescita
Il divario occupazionale e salariale tra uomini e donne rappresenta uno degli ostacoli più evidenti alla crescita del Paese. Lo ha ribadito Daniela Fumarola, segretaria generale della CISL, intervenendo a margine del convegno “Donna, famiglia, lavoro: equilibri per il futuro” svoltosi ad Aosta.
Secondo Fumarola, il gender gap non è soltanto una questione di equità sociale, ma anche un nodo strutturale che incide direttamente sulle prospettive di sviluppo economico e sulla tenuta del sistema Paese.
Occupazione femminile e differenze retributive
Sul fronte della partecipazione femminile al mercato del lavoro, la segretaria generale della Cisl ha riconosciuto che negli ultimi anni si sono registrati miglioramenti grazie a incentivi e misure di decontribuzione. Tuttavia, l’Italia continua a collocarsi tra i Paesi europei con i livelli più bassi di occupazione femminile.
Ancora più critico è il tema delle differenze retributive, sulle quali pesano fattori strutturali come il part-time involontario, la maggiore concentrazione delle donne in settori meno remunerativi, la scarsa presenza nei ruoli apicali e percorsi di carriera più lenti e discontinui rispetto a quelli maschili.
Un gap che supera il 25%
«Il risultato è che il gap salariale, al di là delle statistiche ufficiali, supera ampiamente il 25%», ha spiegato Fumarola. «Per le donne questo significa non solo guadagnare meno oggi, ma anche assegni pensionistici più bassi domani».
Un aspetto che, secondo la leader sindacale, si intreccia in modo diretto con l’inverno demografico, rendendo ancora più complesso il tema delle pensioni e incidendo anche sulla bassa natalità.
Più lavoro femminile per liberare il 9% di PIL
La rimozione del gender gap, ha sottolineato Fumarola citando una ricerca pubblicata su Il Sole 24 Ore, consentirebbe di liberare un potenziale di risorse superiore ai 200 miliardi di euro, pari a circa il 9% del PIL.
«Il gender gap è una questione di giustizia, ma anche un ineludibile obiettivo di sviluppo nazionale», ha affermato, ribadendo come l’aumento dei salari e della qualità del lavoro femminile rappresenti una leva decisiva per la crescita.
Le leve per ridurre le disuguaglianze
«Se davvero vogliamo affrontare il tema della crescita, partiamo da qui, utilizzando tutte le leve a nostra disposizione», ha concluso Fumarola. Tra queste, il rafforzamento dei servizi di assistenza all’infanzia, una maggiore trasparenza salariale, l’uso dello strumento contrattuale e della partecipazione.
In particolare, la segretaria generale della Cisl ha indicato la necessità di valorizzare la contrattazione di secondo livello, aziendale e territoriale, per favorire misure concrete di conciliazione vita-lavoro e di flessibilità organizzativa che rendano le donne sempre più protagoniste del mercato del lavoro.








