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Francesco Starace (Enel): «In tre anni incremento del 50% investimenti in Italia. Open Fiber missione compiuta»

L’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, ha parlato in esclusiva con Class-Cnbc, al termine della presentazione del piano industriale. L’ad ha risposto alle domande sul futuro di Enel e non solo.

«Il mondo sta andando verso una progressiva elettrificazione dei consumi energetici, una progressiva decarbonizzazione del mix di energia elettrica che viene iniettata nel sistema e una pervasività della parola digitale in tutto quello che è il complesso sistema di produzione, trasporti e distribuzione di energia in giro per il mondo. Abbiamo cercato di posizionare Enel in questa traiettoria, avendo individuato bene queste direttrici».

Un percorso ben avviato in uno scenario incerto, come quello pandemico che stiamo vivendo.

«Ciò che è accaduto dimostra la resilienza dell’organizzazione che abbiamo costruito e del nostro modello di business. Ci siamo resi conto durante questa pandemia dell’incredibile valore del lavoro fatto digitalizzando l’azienda. Abbiamo tra le mani un incredibile strumento che è la piattaforma digitale, grazie a cui è possibile accelerare la creazione di valore in maniera importante».

La programmazione di Enel permette di ragionare in ottica M&A, senza un’area geografica definita.

«Non abbiamo un’area geografica preferita perché pensiamo che queste distinzioni siano destinate a diventare fonte di frustrazione o sorpresa, nel tempo. Abbiamo una propensione per linea di business, il che ci porta a preferire asset nel campo delle reti di distribuzione di media e bassa tensione, che con un buon lavoro di digitalizzazione possono creare più valore nel tempo. Lavoreremo molto di più su questo segmento di business, ossia sulla distribuzione di energia elettrica in giro per il mondo, dove vedremo opportunità».

Gli investimenti impegnati saranno quasi tutti impegnati per avvicinarsi alla transizione energetica tanto agognata.

«Il 90% di quei 40 miliardi andrà metà in rinnovabili e metà in reti. L’altro 10% in tutto il resto, quindi digitalizzazione e tutto il business di Enel X. L’Europa è al centro del piano 2020-2023. In questo momento è evidente che il piano risenta positivamente di questa scelta di rilancio dell’economia europea, quindi italiana, spagnola e rumena, Paesi in cui siamo presenti. Sull’Italia c’è un’accelerazione importante. In questi tre anni avremo un incremento degli investimenti del 50%. L’unico rischio che vedo è la difficoltà di ricevere permessi e licenze per gli investimenti: come sappiamo non è uno dei punti di forza dell’Italia. Abbiamo visto, anche in altri campi, che c’è la possibilità di investire in Italia in misura importante in archi temporali abbastanza ristretti».

Investimenti che velocizzeranno la decarbonizzazione, prevista «nel piano scorso entro il 2030, anticipata in tutto il mondo al 2027. La decarbonizzazione è un trend che abbiamo intercettato presto e su cui stiamo andando più veloci del previsto». Sul Recovery Fund, invece, l’ad Starace conferma la presenza di Enel per implementare progetti su partnership pubblico-privato, affinché si lavori per la transizione energetica.

«Il Recovery Fund deve aiutare a rilanciare l’economia, cambiando tutto ciò che c’è da cambiare, non ricostruendo quello che già si pensava di fare. Per esempio, non si può pretendere di ottenere i fondi per una strategia di business preesistente. Noi abbiamo proposto rilancio e ampliamento della fabbrica di pannelli solari che abbiamo a Catania – dotati di una nuova tecnologia che abbiamo sviluppato e che è molto competitiva a livello mondiale – facendo salire questo stabilimento da una capacità produttiva di 200 mw/anno a 3.000 mw, creando di gran lunga il più grande polo di produzione di pannelli fotovoltaici in Europa».

La chiusura di Starace riguarda Open Fiber, una sfida ormai vinta, per il quale ora si passerà all’incasso.

«Da sempre abbiamo detto che il nostro compito in questa avventura cominciata quattro anni e mezzo fa era di cablare il Paese e far partire un processo che altrimenti non sarebbe mai partito. Ci siamo riusciti. L’obiettivo successivo è monetizzare, come abbiamo detto da sempre di voler fare, poiché il nostro intento non è diventare un operatore telefonico o di media. Quindi mi sento di poter dire: missione compiuta. Non è più neanche una questione di prezzo, ma soltanto di dettagli».

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