Sul Messaggero Francesco Grillo sottolinea come le tecnologie debbano essere non solo uno dei temi di un programma elettorale, bensì la leva capace di cambiare tutto (diseguaglianze, lavoro, sicurezza…); di farci vincere la missione difficile di spendere velocemente le risorse del PNRR e di invertire un declino che dura da trent’anni.
Ma dall’ultimo rapporto della Commissione Europea sull’avanzamento dell’economia digitale nei diversi Paesi europei (DESI) dice che in Italia avanzano dovunque i computer, ma il valore che riusciamo ad estrarre da un’ora di lavoro è, persino, inferiore a dieci anni fa.
I servizi pubblici sono quasi tutti accessibili senza andare allo sportello, eppure più di due terzi dei cittadini italiani continua a mettersi in coda e gli anziani sono rimasti indietro.
È una situazione che mette in una condizione di sofferenza intere aree di servizio pubblico (sanità, scuole) e settori produttivi (banche, assicurazioni, distribuzione) che, invece, sono investite – in altri Paesi – dalle ondate di innovazione che decideranno di chi è il futuro.
La sensazione è che sia mancata finora ai “tecnici” che si sono occupati di digitalizzazione sia la visione di quanto radicale può essere la trasformazione; sia il pragmatismo che porta altri Paesi – soprattutto in Asia – a usare le tecnologie come strumento per risolvere problemi che riguardano tutti.
La sensazione che si ha, leggendo i dati di DESI è che all’Italia manchi, soprattutto e a tutti i livelli, la determinazione che Steve Jobs riteneva indispensabile per produrre innovazione utile.
Va bene creare infrastrutture di grande complessità (la “casa digitale” degli italiani che il PNRR si pone come obiettivo). Tuttavia, è fondamentale che chi si occupa di accompagnare in quella “casa” gli italiani, sia fortemente motivato a costruire interfacce semplici.








