La battaglia per le Generali “è una guerra d’indipendenza, poi verrà il Risorgimento”. Lo sottolinea Francesco Gaetano Caltagirone, quasi 3 miliardi di euro investiti nelle Generali, che parla per la prima volta dei piani per il Leone in una intervista con Il Sole 24 Ore.
A un mese dall’assemblea che dovrà decidere per il rinnovo del consiglio, l’imprenditore romano ha presentato una propria lista di maggioranza con Claudio Costamagna alla presidenza e Luciano Cirinà come ceo. Per Caltagirone l’obiettivo finale sarà “una grande multinazionale con sovranità italiana che protegga i risparmi del paese”.
No a gruppo planetario
“Non può essere un gruppo planetario, occorre fare delle scelte e stabilire delle priorità. Le compagnie assicurative hanno tre gambe: danni, vita e risparmio. Per i primi due il focus dev’essere il mercato domestico, che per me è l’Europa, e l’Oriente, inteso come Cina e India. Per il risparmio gli Stati Uniti”, spiega Caltagirone.
Per l’imprenditore “il cda uscente di Generali è espressione di Mediobanca che quindi sta cercando di perpetuare la propria influenza travestendola da lista del board. Per di più in una situazione che, quando si è trattato di votare la presentazione della lista, ha visto il cda spaccarsi: due terzi hanno votato sì, un terzo no. In definitiva, la lista del consiglio è rappresentativa solo di una certa parte di azionariato, cioè di Mediobanca. È mancata, inoltre, la condivisione su almeno un paio di elementi di fondo: la visione e la governance”.
Evitare conflitti di interesse
“La prima cosa che faremo, se avremo successo in assemblea – spiega Caltagirone – sarà di modificare il regolamento in senso fortissimamente restrittivo, con l’obiettivo di dare al mercato la trasparenza che merita. Affinché questo possa accadere occorre evitare che i conflitti d’interesse pesino sulle scelte di voto in assemblea. Su questo faremo particolare attenzione”.
Tra i casi di conflitto di interesse Caltagirone cita quello di Cattolica: “c’è stata – spiega – anche l’operazione Cattolica, portata in consiglio senza che ci fosse stato dato il tempo di analizzarla, peraltro in piena pandemia e a prezzi molto superiori a quelli di mercato. Non solo. Ricordo anche l’ipotesi d’investimento in Russia, valutata esattamente un anno fa e faticosamente bloccata. Immaginate le conseguenze se non lo avessimo fatto? Il venditore era la francese Axa, nostro competitor nonché controparte, sempre come venditore, in ben altri tre dossier: Axa Grecia, Axa Polonia e Axa Malesi”.








