Fondazione Nord Est: «Infrastrutture, ecco le priorità per gli imprenditori veneti»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Il completamento e la realizzazione dell’Alta Velocità, il miglioramento dell’accessibilità della rete stradale veneta al sistema autostradale e viceversa e, infine, il completamento dell’asse ferroviario del Brennero.

Sono, in ordine di importanza, le priorità ritenute più urgenti dagli imprenditori veneti in base a un’indagine condotta dalla Fondazione Nord Est dal titolo “Le aspettative degli imprenditori sulle infrastrutture”. Eseguita su un campione di 430 intervistati, l’indagine è stata presentata in apertura della tavola rotonda “Il Veneto e la sfida infrastrutturale: verso il 2030” promossa da Confindustria  Veneto.

Al Forum hanno partecipato il Presidente dell’associazione industriale, Enrico Carraro, la Vicepresidente e Assessore ad infrastrutture e trasporti della Regione Veneto, Elisa De Berti, l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), Vera Fiorani, il responsabile della struttura territoriale di Veneto e Friuli Venezia Giulia di Anas, Mario Liberatore, l’AD di Save, Monica Scarpa, e ilCcommissario straordinario del porto di Venezia e Chioggia, Cinzia Zincone.

Relativamente ad una valutazione della situazione attuale, gli interpellati ritengono che le maggiori criticità risiedano sulle infrastrutture digitali (64,5% è la quota di chi dà una valutazione molto negativa), mentre più mediocre è il giudizio su collegamenti stradali e ferroviari, sia interni (27,1% il voto insufficiente) che verso l’Europa (36,2%). È poi percepita positiva la situazione di interporti (solo il 17,1% i giudizi negativi) e porti (23%).

Gli industriali della regione, in una classifica di importanza, mettono al primo posto le strade (95,2% le valutazioni comprese fra abbastanza e molto importanti), quota che si riduce al 76,3% per i porti, ultima voce della graduatoria.

In relazione agli ostacoli che si ritiene si frappongano maggiormente nella realizzazione delle infrastrutture, gli intervistati sono convinti che essi siano da far risalire principalmente all’assenza di una visione condivisa fra Comuni e Regione coinvolte nelle opere e quindi alla necessità diffusa di contenere la spesa pubblica in una fase di crisi finanziaria.

Non mancano, infine, coloro che ritengono d’intralcio l’opposizione di gruppi di cittadini e una inadeguata considerazione verso l’intervento da parte della classe dirigente locale.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.