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Fomet: gli “scarti” che danno valore al Made in Italy

Il principale mercato di destinazione dei prodotti agroalimentari italiani dell’export rimane la Ue con acquisti, nel primo semestre, pari a circa 14,3 miliardi di euro, il 3,1 % su base annua. Le spedizioni verso i paesi terzi, inoltre, hanno generato introiti per 7,9 miliardi di euro, il 4,6% su base annua. I mercati di destinazione che, nei primi sei mesi dell’anno, hanno incrementato in maggior misura le importazioni di prodotti agroalimentari italiani sono stati Germania, Polonia, Ucraina, Giappone, Canada e Cina.

I comparti produttivi di maggior successo, con un incremento dell’export, continuano a essere quelli dei cereali e derivati (paste alimentari +25%), ortaggi freschi e trasformati (+12%), frutta fresca e trasformata (+7,7%), latte e derivati. Un risultato frutto anche della professionalità dell’intera filiera agroalimentare.

All’interno del quale c’è, spesso sottovalutato nel processo produttivo ma non dai professionisti del campo, il settore dei fertilizzanti. Una delle industrie del settore che coniuga innovazione e tradizione è la Fomet, un’azienda veneta con oltre 40 anni di attività̀ nel settore dei fertilizzanti organici, prodotti utilizzati nell’agricoltura convenzionale ma anche di quella biologica e biodinamica. Fondata da Paolo Cappellari nel 1973, a San Pietro di Morubio, nel Veronese, l’azienda, inizia a recuperare e riciclare gli scarti trasformandoli in fertilizzante ecologico e bio in grado di apportare al terreno le sostanze umiche che si trovano in natura, componenti dell’humus, per contrastare il declino produttivo dei terreni destrutturati e continuamente sterilizzati dalle lavorazioni.

L’azienda negli anni comincia a recuperare tutti gli scarti delle produzioni alimentari, come la parte vegetale dei chicchi di caffè prima della lavorazione e qualsiasi altra cosa possa generare proteine, zuccheri, aminoacidi per essere poi restituito al terreno. Rende la metodologia naturale della creazione del fertilizzante, un processo industriale basato sull’umificazione aerobica in un ambiente coperto a temperature ed umidità indotte, per garantire un prodotto sicuro da impiegare nel terreno da semina.

L’azienda ha creato tre strutture per avere prodotti di avanguardia; un centro ricerche diviso per ambiti, che permette di proporre prodotti sempre più in linea con quanto richiesto dai clienti, innalzando gli standard relativi alla tutela dell’ambiente, alla riduzione degli sprechi e alla sicurezza; un laboratorio interno di analisi chimiche dove si controllano il reparto di produzione fertilizzanti, riuscendo a garantire i risultati delle analisi in tempi rapidi ed una serra ferro-vetro di 620 metri quadrati, suddivisa in due sezioni, utilizzata per la sperimentazione di nuove materie fertilizzanti e formulati da proporre per i nuovi mercati.

È qui che nascono i fertilizzanti organici, organo-minerali, correttivi liquidi e speciali che arrivano in tutto il mondo: Europa in primi ma anche Nord Africa, Medio Oriente, Sud Est asiatico, Cina ed ora la possibile apertura di uno stabilimento in Sud America. I dati del 2018 dell’azienda – ora guidata dai figli di Paolo Cappellari, Giorgio ed Alessandro, che condividono la carica di amministratore delegato – indicano 26,5 milioni di fatturato e un 25% di export.

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