Un’azienda italiana con 100 dipendenti paga ogni anno oltre 12 persone che non rendono quanto potrebbero.
Non perché manchino di competenze, ma perché non si sentono parte di ciò che stanno facendo. È il costo nascosto del disimpegno, e fino a oggi quasi nessuno lo metteva a bilancio.
A quantificarlo è il white paper “Il capitale umano: gestire l’impatto e prevenire il rischio”, realizzato da Up2You in collaborazione con Great Place to Work (Gptw).
L’analisi — condotta su un campione di 415 aziende, il 47% con sede in Italia, per un totale di oltre 210.000 lavoratori coinvolti — trasforma le evidenze su fiducia e impegno dei lavoratori in segnali predittivi per il management e utili come scudo per proteggere valore e reputazione aziendale.
Il white paper introduce 9 indicatori sociali — distinti tra cause (sicurezza psicologica, fiducia, management etico) ed effetti (impegno spontaneo, intenzione di restare, disimpegno attivo) — come strumenti per oggettivare il pilastro “S” della sostenibilità aziendale: non indici di gradimento, ma segnali predittivi della tenuta organizzativa.
I dati Gptw 2025 mostrano un paese spaccato in due. Nelle aziende italiane analizzate, solo il 17% dei lavoratori dichiara di avere fiducia nella direzione.
Nelle organizzazioni riconosciute come “Best Workplaces” dallo stesso istituto, la stessa quota sale al 61%. Non è una questione di clima interno: è un indicatore di rischio operativo, con effetti diretti su produttività, retention e capacità competitiva.








