«La valutazione positiva che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha ottenuto dalla Ue è sicuramente motivo di orgoglio, come ha affermato Mario Draghi». Lo scrive Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera, parlando degli “esami da superare” da parte dell’Italia.
«La partita adesso diventa più difficile. Bisogna realizzare le 227 misure previste, senza contare le cosiddette riforme capacitanti, quelle che non costano. Ma cambiano le regole del gioco (come giustizia e pubblica amministrazione). Il cronoprogramma è serrato e preciso nelle scadenze e nei contenuti. La lettura fa tremare le vene ai polsi: presuppone una capacità di agire che è anni luce lontana dai nostri standard abituali. C’è da chiedersi se il governo e i partiti che lo sostengono siano consapevoli della enormità della sfida. Dai primi passi concreti, sembra di no».
A tale proposito Ferrera cita gli iter dei provvedimenti su semplificazioni e lavoro. «Gli ostacoli attuativi non riguardano solo l’inefficienza del sistema governo-parlamento amministrazione (compreso il livello regionale). Le riforme sono destinate a scontrarsi con le resistenze dei vari interessi coinvolti: pubblico impiego, imprese, sindacati, la pletora di categorie che preferirebbero mantenere lo status quo, oppure che cercheranno di lucrare vantaggi. Con un sistema partitico fluido e frammentato come quello italiano, non sarà facile forgiare compromessi e orchestrare il consenso».
«C’è poi il versante esterno. Le nove rate successive a quella di luglio verranno erogate dopo una verifica del “conseguimento soddisfacente” dei pertinenti traguardi e obiettivi dei piani nazionali. Chi effettuerà la verifica? In prima battuta la Commissione, ma l’ultima parola spetta al Consiglio, dove siedono i governi nazionali. Insomma, dovremo fare i conti anche con le valutazioni di quei Paesi «frugali» (Olanda in testa) che si erano battuti contro il Next Generation Eu (Ngeu), non molto ben disposti verso il nostro Paese. I prossimi nove esami non saranno una passeggiata».








