Mentre il governo italiano attacca, Exor è salita momentaneamente al 25,9% dei diritti di voto di Stellantis e si appresta a blindare il controllo sulla casa automobilistica assieme agli altri due soci storici del gruppo nato dalla fusione di Fca e Psa, ovvero la famiglia Peugeot e lo stato francese attraverso Bpi.
IL NODO STA NELLO STATUTO
La holding degli Agnelli-Elkann, scrive milanofinanza.it, continua a possedere una quota del 14,9% nel gruppo guidato da Carlos Tavares, ma da un documento depositato alla Sec il 17 gennaio emerge che Exor ha aumentato i suoi diritti di voto in Stellantis al 25,9%.
Come è possibile?
Grazie allo statuto della casa automobilistica, che prevede che un socio che ha detenuto azioni Stellantis per un periodo ininterrotto di almeno tre anni può ricevere un’azione a voto speciale in aggiunta a ciascuna azione ordinaria che possiede.
Per farlo il socio deve semplicemente iscrivere le proprie azioni in un particolare Loyalty register, come si legge ancora nello statuto di Stellantis.
AGNELLI-ELKANN AL 25,9% DEI VOTI, PER ORA
La holding degli Agnelli-Elkann lo ha già fatto e dallo scorso 17 gennaio il suo peso in assemblea varrebbe il 25,9% dei diritti di voto.
Varrebbe, perché quando si arriverà alla prossima assemblea anche Peugeot e Bpi (lo Stato francese) verosimilmente avranno esercitato la stessa opzione usata da Exor, aumentando i loro rispettivi diritti di voto.
Cosa significa questo?
Come spiegano da ambienti vicini a Exor, entro febbraio matureranno anche i diritti degli altri azionisti, in ordine di peso la famiglia Peugeot e Bpi, e per questo motivo la percentuale di diritto di voto in capo a Exor potrebbe variare ancora (e riscendere attorno al 22-23%), venendo diluita dall’aumento dei diritti di voto degli altri azionisti.
Quindi alla fine di tutto la proporzione tra i principali azionisti non dovrebbe variare.
INSIEME, I TRE SFIORANO IL 45%
A variare, però, è il peso complessivo che avranno in assemblea i tre grandi soci Exor, Peugeot e Bpi insieme.
Secondo le prime indicazioni in base allo stesso schema già utilizzato da Exor, i Peugeot che al momento possiedono circa il 7,13% (ma con un’opzione per salire fino all’8,5%) avrebbero quasi il 12% dei diritti di voto in assemblea, mentre lo Stato francese che possiede il 6,1% delle quote, grazie alle azioni maggiorate avrebbe almeno il 10% dei voti.
Sommando i diritti di voto dei tre grandi soci, Exor, Peugeot e Bpi insieme potrebbero sfiorare il 45%: un controllo pressoché totale dell’assemblea.
Il sistema inserito nello statuto di Stellantis farà quindi emergere una differenza sempre maggiore tra fondi e azionisti stabili e ovviamente rafforza più di tutti la posizione di Exor come azionista con la quota maggiore.








