Lo smartworking potrebbe permettere alle aziende delle economie avanzate di assumere talenti da remoto che siano residenti nei paesi emergenti, riducendo il costo del lavoro. Il dato proviene da Coface, che stima come il numero totale di posti di lavoro in smartworking nelle economie a reddito elevato si aggiri intorno ai 160 milioni, mentre il numero di lavoratori a distanza potenziali nelle economie a basso e medio reddito si avvicina ai 330 milioni. Per le economie emergenti, queste potenziali delocalizzazioni virtuali potrebbero diventare un pilastro di sviluppo. Per identificare i possibili protagonisti di questo fenomeno, Coface ha realizzato un indicatore sulla base di quattro criteri chiave: il capitale umano, la competitività del costo del lavoro, l’infrastruttura digitale e il contesto imprenditoriale.
Il sud-est asiatico resta una regione a forte potenziale, in particolare India e Indonesia, così come altri grandi emergenti tra cui Brasile e Polonia. Questa tendenza potrebbe minacciare la stabilità politica nei paesi avanzati e aggravando le pressioni economiche sui lavoratori, come spiega Ernesto De Martinis, Ceo di Coface in Italia e Head of Strategy Regione Mediterraneo & Africa. «Tra le conseguenze più evidenti della pandemia, la netta accelerazione dello smartworking sta impattando il mercato del lavoro in modo significativo a livello globale. L’indicatore realizzato da Coface è uno strumento utile per individuare quali siano i criteri chiave al centro di questo cambiamento – tra capitale umano, competitività del costo del lavoro, infrastrutture digitali e contesto imprenditoriale – e soprattutto per identificare come le economie emergenti possano trarre beneficio dalla diffusione del lavoro da remoto, in termini di attrazione di investimenti e di contributo concreto al loro sviluppo».
Secondo la ricerca, se India, Indonesia o Brasile dispongono di un ampio numero di potenziali lavoratori a distanza e costi di manodopera molto competitivi altri mercati, come la Polonia, offrono clima aziendale molto favorevole e solida infrastruttura digitale. Infine, mentre la Cina e la Russia sarebbero, in teoria, destinazioni virtuali ideali per la delocalizzazione, le tensioni geopolitiche e i crescenti problemi di sicurezza informatica con l’Occidente rappresenteranno un grosso ostacolo.








