«È un giorno importante, con l’invio del Pnrr a Bruxelles. Reso ancora più importante dalle decisioni del Consiglio dei ministri di giovedì che ha integrato il piano con due aspetti fondamentali: il fondo complementare da 30 miliardi e altri 10,3 miliardi per completare l’Alta velocità Salerno-Reggio Calabria e Milano-Venezia. Avevo detto che l’attuazione del Pnrr sarebbe partita il 1° maggio. Sono stato preso in parola: con questi due fondi abbiamo disponibili dieci miliardi per partire subito». Lo dice in un’intervista al Sole 24 ore il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini.
Può fare uno sforzo di sintesi indicando le opere che sintetizzano il senso di questo piano? «Perché parla solo di opere? Opere o investimenti in generale. Abbiamo nove aree di intervento che sono un tentativo di descrivere in modo sintetico un piano da 62 miliardi – spiega -. Se vogliamo stare all’Alta Velocità abbiamo la Salerno-Reggio, la Brescia-Vicenza-Padova, la Palermo-Catania-Messina, la Napoli-Bari, la Roma-Pescara. C’è un investimento per chiudere la famosa T (Torino-Venezia e Torino-Reggio) cui sono affiancate le trasversali che connetteranno Tirreno e Adriatico, come non è mai stato fatto».
«Il secondo elemento è che non si tratta di una semplice cura del ferro, ma di una cura del ferro verde: c’è un cambiamento dei tipi di treni in senso ecologico. Un terzo aspetto importante è quello della logistica integrata che si realizza con il potenziamento dei porti, con le infrastrutture per i retroporti, le Zes, la costruzione dell’ultimo e penultimo miglio ferroviario e stradale per i porti e gli interporti. Poi ci sono la sicurezza stradale, con un investimento digitale, la qualità dell’abitare, le risorse idriche. Temi non molto diversi da quelli cui avevamo dato priorità con i commissariamenti».
«Spero che il Paese capisca che c’è una visione sistemica degli interventi e che questa non va abbandonata dopo l’approvazione del Pnrr, perché ci sono da orientare altri 80 miliardi di risorse comunitarie 2021-2027 e i 15 miliardi aggiuntivi del Fondo sviluppo coesione. Sarebbe sbagliato – conclude Giovannini – usare quei miliardi su cose radicalmente diverse perché il Pnrr non basta per colmare i ritardi di decenni».








