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Enrica Giorgetti, DG Farmindustria: “Lo spread tra i figli avuti e quelli desiderati riguarda anche gli uomini”

“Vogliamo prestare attenzione alla coppia come formazione sociale perché lo spread della natalità, il divario fra figli sperati e figli effettivamente generati, anche il lato maschile. Gli uomini tendono a finire più tardi gli studi e ad uscire più tardi dal nucleo familiare, anche quando diventano economicamente autonomi”. Così la direttrice generale di Farmindustria, Enrica Giorgetti, in occasione del convegno “La natalità: una questione di coppia”, organizzato da Farmindustria con il patrocinio del Ministero per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, tenutosi oggi a Roma. Inoltre, “mentre le ragazze hanno un approccio con il ginecologo in età precoce, i ragazzi generalmente, incontrano l’urologo solo quando si manifestano sintomatologie evidenti.

Come industria – ha concluso – abbiamo una felix culpa: se la società invecchia è un po’ anche merito nostro, delle cure che grazie alla ricerca abbiamo sempre più messo a disposizione dei pazienti e che hanno contribuito all’allungamento della speranza di vita. Vogliamo ora impegnare le nostre capacità per aiutare a farla ringiovanire”, ha concluso.

La denatalità è una minaccia per la tenuta della società

La denatalità è “un pericolo per la tenuta del patto sociale, dai rapporti intergenerazionali alla sostenibilità dei conti pubblici. Una minaccia per la vitalità della nostra società e la sua capacità di crescita e di innovazione”, ha ribadito Enrica Giorgetti. La direttrice generale ha ricordato recenti previsioni demografiche europee, che “ci dicono che nel 2040 il rapporto fra over 65 e popolazione attiva salirà di 20 punti e la popolazione in età da lavoro scenderà di oltre 3 milioni. Questi dati – ha aggiunto – ci riguardano: siamo un settore industriale al crocevia di fattori e tendenze che interagiscono con le dinamiche demografiche, sia per la natura del nostro ambito produttivo, focalizzato alla ricerca, alla prevenzione e alle cure, sia per l’organizzazione del lavoro che ci siamo dati”.

La denatalità dipende da vari fattori

“Come professionisti del sistema salute sappiamo che la prevenzione ha un forte rilievo anche sul piano della fertilità non solo femminile ma anche maschile, e vogliamo mettere le nostre forze fatte di competenze, ricerca e produzione al servizio di questo compito”, ha continuato la direttrice generale di Farmindustria.

“Se la propensione alla procreazione dipende da fattori economici e culturali – ha aggiunto – contano anche fattori biologici e medici. E le due dimensioni non sono indipendenti: Il ritardo nelle scelte procreative, che è una caratteristica italiana (primo parto a 31,6 anni contro 29,7 media UE) è il punto in cui il fattore culturale spesso sfocia in un problema medico, non solo dal lato della donna”.

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