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Eni: Claudio Descalzi al quinto mandato, le sfide dell’amministratore delegato | Lo scenario

Un triennio sulle montagne russe per il settore energetico e per il mondo intero caratterizzato prima dalla guerra in Ucraina con l’urgenza per l’Italia e l’Europa di staccarsi dalla dipendenza del gas russo e proseguito con l’ultimo conflitto in Medio Oriente che ha fatto schizzare le quotazioni energetiche e colpito le forniture dai paesi del Golfo persico.

In questa tempesta perfetta, Claudio Descalzi, ha traghettato l’Eni puntando su una strategia, che gli ha permesso di contare sul miglior portafoglio di progetti Exploration & Production (E&P) nella storia della società mentre, sul fronte della transizione energetica, il successo nello sviluppo di modelli di business ha garantito un ritorno agli azionisti e supportato una crescita diversificata.

I cosiddetti satelliti come Plenitude ed Enilive che hanno permesso, attraverso la cessione di quote, di confermare il valore di mercato dei nuovi business e liberare risorse addizionali per sostenere la crescita e la trasformazione industriale, necessarie per rimanere leader nella transizione energetica.

Descalzi, nato a Milano nel 1955, laurea in fisica all’Università degli Studi di Milano, viene confermato alla guida del Cane a sei zampe per il suo quinto mandato.

Come detto, le difficoltà non sono mancate in questi 12 anni di governo del gruppo: basti pensare che nel 2014, quando il manager, che ha speso tutta la vita lavorativa all’interno di Eni, è stato nominato alla guida dell’azienda, il petrolio valeva 100 dollari al barile.

Di lì a poco le quotazioni crolleranno, fino ai minimi di 27 dollari (gennaio 2016) ma grazie alle misure di efficienza, taglio dei costi (“senza toccare un solo posto di lavoro”, ripete sempre l’ad) e alla scoperta di giacimenti negli ultimi anni Eni è diventata un’azienda più agile e forte.

Durante il momento più drammatico del Covid, con i consumi crollati in tutto il mondo e le quotazioni di petrolio sotto i 20 dollari al barile, Descalzi ha modificato il piano strategico, apportando quelle modifiche alle linee di sviluppo che hanno consentito al gruppo di superare la tempesta.

Il mondo, non solo quello dell’energia, non si era ancora completamente ripreso dallo shock pandemico che è arrivata, il 24 febbraio del 2022, l’invasione russa dell’Ucraina che ha stravolto i paradigmi su cui si era basata la sicurezza energetica europea.

In poco tempo, il Vecchio Continente, ha dovuto fare i conti con l’improvvisa carenza di forniture di gas russo.

L’ad di Eni, in stretta collaborazione con il governo Draghi prima e con quello Meloni dopo, si è lanciato nella corsa alla ricerca di fonti alternative.

La storia professionale di Descalzi è tutta all’interno di Eni (“Questa è casa mia”, ha ripetuto molte volte parlando dell’azienda).

Prima di diventare amministratore delegato nel 2014 è stato dal 30 luglio 2008 Chief Operating Officer di Eni — Divisione Exploration & Production, il cuore delle attività dell’azienda.

È stato inoltre presidente di Assomineraria dal 2006 al 2014.

Nel 1981, a 26 anni, inizia la sua carriera in Eni come ingegnere di giacimento.

Diventa poi Project Manager per lo sviluppo delle attività nel Mare del Nord, in Libia, Nigeria e Congo.

Nel 1990 è nominato Responsabile delle attività operative e di giacimento in Italia.

Nel 1994 assume il ruolo di Managing Director della consociata Eni in Congo e nel 1998 diventa Vice Chairman & Managing Director di Naoc, la consociata Eni in Nigeria.

Dal 2000 al 2001 ricopre la carica di Direttore dell’area geografica Africa, Medio Oriente e Cina.

Dal 2002 al 2005 è nominato Direttore dell’area geografica Italia, Africa e Medio Oriente, ricoprendo inoltre il ruolo di Consigliere di Amministrazione di diverse consociate Eni dell’area.

Nel 2005 diventa Vice Direttore Generale di Eni — Divisione Exploration & Production.

Dal 2010 al 2014 ha ricoperto la carica di Presidente di Eni UK.

Nel 2012 Descalzi è il primo europeo ad aver ricevuto il prestigioso premio internazionale Spe/AimeCharles F. Rand Memorial Gold Medal 2012” dalla Society of Petroleum Engineers e dall’American Institute of Mining Engineers (Aime).

Descalzi è inoltre Visiting Fellow of the University of Oxford.

Nel 2014 ha fondato insieme ad altri ceo la Oil and Gas Climate Initiative, per guidare la risposta del settore ai cambiamenti climatici.

Nel dicembre 2015 entra a far parte del Global Board of Advisors del Council on Foreign Relations.

Nel dicembre 2016 è stato insignito della Laurea Honoris Causa in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio presso la facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergataper aver promosso e sostenuto l’applicazione di criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica nell’individuazione e utilizzo di risorse energetiche, gestione di attività produttive e recupero di aree industriali in un’ottica di salvaguardia della salute umana e del territorio”.

Nel maggio 2022 è stato insignito dall’Atlantic Council del Distinguished Business Leadership Award 2022 per il ruolo straordinario assunto nel settore energetico a livello internazionale, per la trasformazione tecnologica dell’azienda orientata alla completa decarbonizzazione entro il 2050 e per il contributo portato alla sicurezza energetica italiana ed europea.

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