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Edoardo Garrone, presidente Erg: “I prezzi imposti tradiscono il libero mercato e favoriscono i consumi di gas”

La bozza di decreto Energia in arrivo in Consiglio dei ministri fa discutere. La reazione dei produttori da rinnovabili non è positiva. A esporsi è Edoardo Garrone, presidente di Erg, primo produttore di eolico in Italia.

L’obiettivo di ridurre il costo dell’energia per imprese e famiglie è una priorità condivisa – dice – “Ma la bozza del Dl Energia potrebbe non centrare l’obiettivo. Di fatto incentiva indirettamente il consumo di gas. E questo è svantaggioso: così l’Italia continuerà a dipendere da altri Paesi coi rischi che conosciamo. Inoltre si rallenta la transizione energetica”.

Entriamo nel merito delle misure.

Il decreto prevede rimborsi alle centrali a gas per compensare i costi di trasporto del combustibile. Rimborsi finanziati attraverso oneri applicati alle bollette elettriche. I consumatori di elettricità si trovano così a finanziare in bolletta i rimborsi a chi produce energia con il gas. E non finisce qui. Questo meccanismo perverso riguarda anche i costi per le emissioni di CO₂ che le centrali termoelettriche sostengono con il sistema Ets. Questo significa indebolire il principale strumento europeo di decarbonizzazione e alterare il segnale economico che orienta gli investimenti verso tecnologie pulite”.

La bozza di decreto incentiva la messa sul mercato a costi bassi per le imprese dell’energia prodotta da impianti da rinnovabili a fine incentivo. Questo può funzionare?

“No, guardi, non è proprio così. La bozza impone di fatto un meccanismo di vendita obbligatorio. Gli impianti rinnovabili a fine incentivo sarebbero obbligati a meccanismi d’asta che comprimono il valore dell’energia prodotta attraverso prezzi sostanzialmente amministrati pari ai soli costi di esercizio o inferiori. Da presidente di uno storico gruppo industriale privato, non posso non rilevare come queste scelte mettano in discussione principi fondamentali dell’impresa e del libero mercato. Obbligare a vendere energia a 20-30 euro a MWh è una nazionalizzazione mascherata”.

L’energia da rinnovabili costa meno di quella prodotta con il gas. Non avrebbe quindi senso “disaccoppiare” e vendere l’energia da rinnovabili a un prezzo più basso?

Guardi che noi lo facciamo già. Si chiamano Power Purchase Agreement (Ppa): facciamo accordi pluriennali per la vendita di energia con le imprese. Ovviamente a costi più bassi del mercato attuale. Si potrebbero trovare sistemi per rendere possibile questo modello anche per le piccole e medie imprese. Ma tutto questo nel decreto è appena abbozzato”.

Quale sarebbe l’impatto del decreto Energia?

Intanto dal momento in cui sono circolate le prime bozze i titoli degli operatori del settore elettrico hanno subito ingenti perdite. Riscrivere le regole del mercato in corso con effetti retroattivi è un colpo alla credibilità del Paese. In ogni caso il tutto deve essere fatto in coerenza con il quadro europeo”.

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