Parafrasando Paul Samuelson, scrive sul Mattino Fabrizio Galimberti, le Borse hanno anticipato sette delle ultime cinque riprese.
Quella italiana è cresciuta più dell’indice europeo dal periodo pre-pandemico a oggi.
A differenza di incongruenze tra mercati e economia reale, che riguardano la Germania “malato d’Europa”, sull’Italia ci sono evidenze che ci rendono ottimisti sul tempo a venire.
Abbiamo già menzionato su queste colonne il boom degli investimenti produttivi (cioè diversi dalle abitazioni), sempre nel periodo da fine 2019 a oggi: da allora fino agli ultimi dati (3° trimestre 2024), gli investimenti italiani sono cresciuti del 17,8%; quelli del resto dell’Eurozona sono diminuiti dell’11,8%.
Dato che gli investimenti di oggi sono il Pil di domani, l’auspicio è buono.
Ci sono, abbiamo detto, altre evidenze.
Che sono, appunto, evidenziate nei due grafici.
Il primo riguarda il mercato del lavoro.
Per lunghi anni la disoccupazione in Italia era stata fra le più alte dell’Eurozona.
Ora, il tasso dei senza lavoro è più basso, di circa mezzo punto, rispetto a quello dell’Eurozona.
Il tasso di disoccupazione giovanile rimane un po’ più alto, ma la differenza si è assottigliata di molto: era di 13 punti sopra quello medio dell’Eurozona, e ora la differenza è me- no di 3 punti.
E poi c’è il numero degli occupati, che continua a crescere, così come cresce il tasso di occupazione.
Sempre guardando al periodo da fine 2019 a oggi l’occupazione in Italia è cresciuta quanto o più (secondo le variabili che si usano per fare il confronto) rispetto alla famosa “job machine” americana.
Ora, coloro – e sono tanti – che si preoccupano di sminuire i dati positivi per timore che – orrore! – possano suonare un’approvazione per il governo in carica, sminuiscono, appunto, le prodezze dell’occupazione (e della disoccupazione), andando a pescare nelle classi di età per cercare il pelo nell’uovo; o, più seriamente, puntano il dito verso la discrasia fra occupazione – che va bene – e la crescita del Pil – che va meno bene.








