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Economia Marittima: le misure urgenti per un sostegno straordinario

L’emergenza da Covid-19 ha prodotto una grave crisi dell’economia marittima, a cui farà probabilmente seguito nel prossimo futuro una serie di impatti inevitabili, ma imprevedibili in termini quantitativi e qualitativi: il settore marittimo portuale ed il comparto logistico dovranno, comunque, essere pronti ad affrontare le conseguenze di questa crisi e a sostenere la ripresa economica del Paese.  

Questa fase emergenziale ha, peraltro, evidenziato la strategicità dell’industria marittima e della catena logistica, che rivestono importanza vitale per il funzionamento dell’economia del Paese, nonché la capacità di resilienza dei porti che hanno continuato ad operare, pur in termini di minore efficienza, anche nella fase di “lockdown”.       

L’eccezionale situazione determinata dall’emergenza potrebbe richiedere l’individuazione di immediate ed urgenti misure di sostegno straordinario dell’economia marittima, nonché un’accelerata realizzazione o completamento di interventi ed investimenti, anche già programmati, con effetti nel medio e lungo periodo.

Alcuni interventi a breve termine

Uno strumento che potrebbe offrire un certo sollievo al mondo operativo, a fronte dell’improvvisa riduzione dei traffici marittimi afferenti al trasporto di merci e di persone, è la definizione di misure volte ad agevolare la revisione/modifica dei contratti di concessione (demaniali e di servizi), finalizzata ad un adeguamento degli stessi ai mutati assetti dell’industria marittima (imprese terminaliste, stazioni marittime, settore turistico-ricreativo, cantieristica ecc.).

In particolare, potrebbe assumere rilievo, al di là di quanto già previsto dal Decreto “Cura Italia” e con estensione a tutte le concessioni ex artt. 16, 17, 18 Legge 84/94 e art. 36 cod. nav., accordare una sospensione o un’adeguata rimodulazione (rapportata al calo dei ricavi) del pagamento dei canoni concessori ed autorizzativi a favore di concessionari ed imprese portuali, almeno fino al 31 dicembre 2020. Con riguardo all’ipotesi di sospensione dei suddetti canoni, potrebbe essere opportuno prevedere la possibilità di una dilazione dei termini di rientro (con o senza interessi) oltre il 31 gennaio 2021.

In considerazione del calo dei traffici marittimi (e del congestionamento di terminals) e della conseguente inutilizzabilità di aree portuali, si potrebbe riflettere se possa essere utile definire nell’immediato misure volte a garantire alle Autorità di Sistema Portuale (AdSP) un’istantanea flessibilità di intervento sugli strumenti urbanistici portuali, in deroga all’art. 5 della Legge 84/94, al fine di modificare la destinazione d’uso delle aree portuali inutilizzate.

Occorrerebbe, inoltre, ripensare, alla luce dell’attuale fase emergenziale e delle necessità effettive delle diverse realtà portuali, alla eventualità di rivedere la normativa vigente in materia di tagli lineari sui capitoli di spesa (es. manutenzione, informatica ecc.), attualmente applicabile alle Autorità di Sistema Portuale, nella prospettiva di assicurare maggiore flessibilità operativa e capacità di intervento in una fase di ripresa economica.    

Alcuni interventi a medio e lungo termine

È verosimile che la ripresa dell’economia marittima nel suo complesso, dopo la crisi determinata dal Covid-19, possa realizzarsi attraverso in tempi molto lenti, che potrebbe richiedere a suo sostegno una spinta decisa, in un’ottica comunque di sistema, all’aggiornamento di un programma di interventi e di investimenti, che prendano anche in considerazione processi di implementazione di misure di sburocratizzazione e di effettiva semplificazione delle procedure.

Potrebbe risultare uno strumento particolarmente efficace in una strategia di ripresa economica quello di accelerare la realizzazione di investimenti ed il completamento di progetti, anche già programmati, quali, in particolare, i lavori di completamento dei Corridoi Ten-T e quelli relativi ai raccordi ed ai collegamenti ferroviari e stradali dell’ultimo miglio.

Un ulteriore strumento di impulso alla crescita ed al rafforzamento della portualità e dell’economia del mare, anche sotto il profilo occupazionale, può essere rappresentato dalle Zone economiche speciali (ZES) e dalle Zone logistiche semplificate (ZLS), il cui processo di istituzione, già avviatosi in alcune Regioni del Mezzogiorno, è in grado di favorire lo sviluppo e l’insediamento imprenditoriale, garantendo significativi benefici fiscali; con riguardo ad esse, tuttavia, risulterebbe opportuno un intervento di revisione del quadro normativo di riferimento in un’ottica di snellimento e sburocratizzazione che possa garantire la massimizzazione degli effetti benefici derivanti dalla loro istituzione.

Al fine di sostenere l’economia del mare e promuovere progetti di intermodalità, anche in termini di sostenibilità ambientale, sarebbe particolarmente incentivante procedere alla conferma anche nel futuro (se non all’aumento) dei provvedimenti di ferrobonus e marebonus, incentivi già adottati e riproposti dal nostro Paese per garantire il sostegno di modalità di trasporto più ecologiche (mare, rotaia) rispetto a quella stradale, nonché ripensare alle diverse opportunità per garantire una maggiore incentivazione del sistema infrastrutturale delle Autostrade del Mare, anche attraverso forme di cofinanziamento europeo, quale anche il prossimo programma CEF Transport 2021-2017.

In conclusione

La difficile fase che si aprirà al termine dell’emergenza Covid-19 potrebbe indurre a ripensare ad una strategia nazionale per l’economia marittima nel suo complesso, che possa rendere maggiormente competitivo il sistema portuale e logistico nazionale nella individuazione delle modifiche da apportare alla pianificazione precedente e dei nuovi processi da sviluppare.

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